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Trump: «Se l’Europa soccombe all’invasione degli immigrati gli Usa la abbandoneranno»

20 Ottobre 2026 - 04:52 Alessandro D’Amato
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Il presidente all'attacco durante un comizio per le Midterm: «Politici di sinistra hanno importato milioni e milioni di migranti dal terzo mondo. Non permetteremo che ciò accada al nostro paese». Ma sull'uscita pesano i sondaggi sul voto
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Gli Usa abbandoneranno l’Europa se soccombe agli immigrati. Lo ha detto Donald Trump durante un comizio in Kansas. «Gli Stati Uniti dovranno ritirarsi dall’Europa se dovesse soccombere all’invasione dei migranti. Se non troveranno presto la strada giusta, non avremo altra scelta che andarcene», ha detto il presidente durante un comizio in Kansas. Ricordando poi che «quando abbiamo chiesto aiuto in Iran, loro non ci hanno dato una mano e noi spendiamo così tanto per la Nato. È qualcosa che non potremo mai dimenticare». E infine: «Politici di sinistra hanno importato milioni e milioni di migranti dal terzo mondo. Non permetteremo che ciò accada al nostro paese».

TheDonald, le Midterm, la Francia

Trump ha anche pubblicato un post su Truth prendendosela con i Democratici Usa: «L’ultima volta che gli stupidi democratici radicali sono stati al potere, ci hanno regalato la peggiore inflazione della storia americana, i prezzi dell’energia più alti della storia americana e il peggior deficit commerciale della storia americana». E ancora: «Hanno permesso a 25 milioni di persone di riversarsi oltre i nostri confini da ogni parte del mondo e, se dovessero vincere le elezioni di metà mandato, rifaranno tutto da capo!».

Le parole di Trump, spiega l’agenzia di stampa France Presse, vanno inquadrate nella campagna elettorale per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Che vedono il presidente in una posizione difficile a caua dell’inflazione. Il tycoon vede nelle violenze in Francia (e in Italia) un’opportunità per rafforzare la sua retorica anti-immigrazione e anti-Islam.

Il passaggio su Parigi

Durante il comizio il presidente ha infatti dedicato un lungo passaggio alla Francia, descrivendola come «presa d’assalto, saccheggiata e data alle fiamme da migranti, jihadisti e comunisti. Tenete bene a mente che è questo ciò che i democratici vogliono fare all’America», ha dichiarato. I Dem il 3 novembre secondo i sondaggi potrebbero sottrarre ai repubblicani il controllo di una, se non di entrambe, le camere del Congresso, complice il crescente malcontento degli elettori di fronte al carovita.

«Fin dagli inizi del movimento MAGA (Make America Great Again), l’Europa è diventata un’estensione del campo di battaglia della politica interna statunitense. Non sorprende, dunque, che di fronte a eventi come le violenze del 17 ottobre, il meccanismo si rimetta in moto», dice all’Afp Justin Vaïsse, storico specializzato negli Stati Uniti e docente presso la Johns Hopkins University. Lunedì 19 ottobre uno dei primi messaggi pubblicati dal presidente americano sul suo social network, Truth Social, recitava: «I migranti hanno conquistato la Francia. Devono CHIUDERE LE FRONTIERE, E IN FRETTA».

L’inflazione

Sebbene il leader repubblicano abbia chiuso il confine con il Messico e avviato massicce operazioni di espulsione, non ha mantenuto l’altra sua promessa chiave. Ovvero quella di accrescere il potere d’acquisto degli americani. E il fallimento gli sta costando una crescente impopolarità. Da qui la tentazione di spostare il dibattito sul terreno identitario. Il presidente e il suo entourage «prendono spunto dalla crisi francese per farne un argomento da campagna elettorale», spiega ancora all’Afp JC Lintzenich, esperto di relazioni internazionali associato al German Marshall Fund. Célia Belin, direttrice dell’ufficio francese del Consiglio europeo per le relazioni internazionali, vi legge invece soprattutto un’«esportazione della politica interna» statunitense da parte di un’amministrazione che sostiene apertamente i partiti nazionalisti in Europa.

La guerra culturale contro l’Europa

Trump e i suoi portavoce «si sono gettati su questa linea argomentativa, la stessa che (JD) Vance aveva presentato a Monaco» in un discorso che ha suscitato molto dibattito nel 2025. Ovvero quello di una «guerra culturale contro l’Europa» con l’intento di «soffiare sulle braci», spiega la ricercatrice. Il vicepresidente americano, del resto, è stato tra i primi a reagire, scrivendo già sabato su X: «I progressisti occidentali hanno importato il Terzo Mondo in Francia», «trascurando le questioni fondamentali dell’assimilazione e della compatibilità».

I sondaggi

Ma gli esperti osservano che ciò che infiamma i social network non è necessariamente ciò che sta a cuore agli americani. Secondo un recente sondaggio del Pew Research, l’82% degli elettori considera l’economia un fattore determinante per la propria scelta, ben prima dell’immigrazione (59%) o delle questioni razziali (36%). La retorica identitaria legata agli eventi in Francia «non farà guadagnare nemmeno un voto» allo schieramento repubblicano, prevede Justin Vaïsse, ma potrebbe eventualmente «galvanizzare le truppe».