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Gli scontri di Milano e le chat su Telegram: «Noi rompiamo le vetrine, voi avrete scarpe e bici»

21 Ottobre 2026 - 05:27 Alessandro D’Amato
scontri milano chat telegram
I messaggi nel canale a invito improvvisamente riempitosi nel week end. E poi sparito quando è partita l'indagine. «Volevamo fare casino e basta»
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Una chat chiamata 17 ottobre su Telegram. E una serie di inviti arrivati nel week end. Ora spariti. A raccontarlo è un 20enne egiziano che studia al Politecnico di Milano. «Tra sabato e domenica ci hanno aggiunto a una chat Telegram. Si chiamava 17 ottobre qualcosa…». Chi vi ha aggiunto? «Non ho idea». Cosa dicevano? «Di andare in manifestazione perché costa tutto troppo. Poi hanno iniziato a postare altri messaggi. Dovevamo solo andare in Duomo perché loro rompevano le vetrine e noi potevamo prendere le scarpe Nike e le felpe, e anche le biciclette da Decathlon». È un reato, lo sai? «Io sì. Ma la presentavano come una cosa tranquilla. Come se il reato fosse solo di chi spaccava le vetrine e non di chi prendeva la roba». Ci fai leggere la chat? «Scomparsa domenica sera. Ci hanno eliminato e non la vediamo più nei telefoni».

La chat e gli scontri

Il Corriere della Sera racconta che la storia della chat esca ritorna in altri racconti. «Mi hanno messo nella chat Telegram, non so come. C’erano tantissimi altri, forse mille. Dicevano di andare in Duomo, che c’era da fare casino e prendere tanta roba perché i negozi mettono i prezzi troppo alti. Su TikTok iniziavo a vedere la gente in metropolitana che scriveva “Nike arriviamo”, “Foot locker arriviamo”, noi non avevamo niente da fare, allora con altri sono andato in via Torino e al Decathlon. C’era troppo casino, la gente correva, sembrava come un gioco della Play», racconta un altro 18enne egiziano.

«Volevamo fare casino e basta»

«Noi volevamo fare casino e basta ma nei negozi entravano tutti e noi non riuscivamo perché siamo piccoli, come quando andiamo alle feste e non ci fanno entrare, perché siamo vestiti male. Abbiamo fatto una cosa insieme agli italiani». «Mi sono vergognato», racconta un 14enne originario del Marocco che abita nel quartiere Figino a Milano. Il Tribunale dei Minorenni di Milano parla di 35 minori arrestati, 31 senza precedenti, età media 15/16 anni, 25 nati in Italia, 17 cognomi italiani e 18 stranieri.

Il grande evento

C’è chi è stato accusato di ricettazione: «Ero a casa, continuavo a vedere i TikTok, sembrava un grande evento come i video musicali, quando i cantanti lanciano gli appelli per fare la comparsa, dicevano anche “Vestitevi di nero”, ma tanto io avevo già la felpa e le scarpe nere, a quel punto mi sono messo anche la tuta. Volevo vedere e fare qualcosa di diverso, fuori da un negozio uno mi ha dato in mano una giacca e correva via, un mio amico è ai domiciliari con l’accusa di devastazione e non aveva preso niente. Ho avuto paura, correvano tutti tirando le cose. Mi sono vergognato quando mi hanno messo nella macchina della polizia, in casa mia queste cose non si fanno. I miei genitori non sapevano neanche che fossi andato lì».

La chat

Intanto nella chat di Telegram, racconta Repubblica, il 17 ottobre «è solo l’inizio e faremo di peggio». «Prepariamoci a un sabato di fuoco». «Sarà uno scenario di guerra». La promessa vale per il 24 ottobre, quando «dalla repressione dei decreti del governo», si terrà «il secondo round».

«Spacchiamo tutto, ci saranno un botto di vetri e robe in giro», si legge nei gruppi whatsapp. «Vi aspettiamo raga, casino», è la schermata di TikTok sopra una strada in fiamme. «Basta spaccare — posta un altro — gli scontri con la polizia sono sufficienti, faremo come Atena con il fuoco». No, «tutti compatti sotto le Agenzie delle entrate, i Comuni, i tribunali», è la chiamata di chi è pronto a «pretendere ciò che ci spetta» per i «salari da fame mentre i prezzi raddoppiano».

La manifestazione

Sui manifesti del neonato “Movimento 17 ottobre” si manifesta ogni sabato, come fu per Gaza. C’è un orario: le 15. In decine di città: Roma, Torino, Milano, Bologna, Padova, Trieste, Rimini, Napoli, Firenze. Per ognuna c’è un simbolo: una falce, un martello, un carro, un arpione. «Siamo una sigla non strutturata, giovani che hanno deciso di smettere di aspettare e che vogliono capire insieme cosa ci è stato tolto, chi ce l’ha tolto e come riprendercelo», scrivono nel manifesto di convocazione di una «mobilitazione permanente contro il governo dei padroni». “Italia in piazza” è invece il gruppo che ha dato il preavviso alle questure per la scorsa settimana.

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