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Il finto prete che diceva messa e confessava in tre parrocchie, come è stato smascherato don Salam. La foto che ha tradito il 25enne: che cosa rischia

02 Novembre 2026 - 13:52 Giovanni Ruggiero
prete vittima stalking
Spacciarsi per un prete senza esserlo è stato ormai depenalizzato. Perciò il 25enne che ha preso in giro i fedeli di tre parrocchie di Torino potrebbe al massimo dover pagare una multa. Ma sul piano penale, la storia cambia: come ha fatto a farsi passare per un vero sacerdote
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I documenti di quel giovane erano sembrati perfettamente in regola al parroco che si è visto presentarsi un ragazzo come sacerdote copto, arrivato a Torino per studiare al Politecnico. Peccato però che non fosse vero proprio niente. L’uomo, che si faceva chiamare don Salam, è in realtà Salam Faragalla, 25 anni, di origini egiziane. A giugno si era stabilito nella parrocchia di Santa Rosa da Lima, nel quartiere Pozzo Strada, e aveva mostrato a don Davide Pavanello una documentazione che indicava un’ordinazione risalente all’inizio del 2025. Partita la procedura tra il vicariato in Egitto, la Diocesi e la Conferenza episcopale italiana, il giovane aveva cominciato a concelebrare e poi a sostituire altri sacerdoti, con una pausa a luglio e ad agosto. Per quattro mesi ha celebrato Messe e raccolto confessioni, oltre che a Santa Rosa da Lima anche a San Leonardo Murialdo e a Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù.

Come è stato scoperto il falso sacerdote

Qualche fedele aveva notato uno stile di celebrare particolare, ma lo aveva messo in conto alle differenze tra il rito cattolico romano e quello della Chiesa copta, da cui Faragalla diceva di provenire. Il campanello d’allarme è arrivato con la telefonata di un parrocchiano a don Giuliano Naso, parroco di San Leonardo Murialdo e di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. Quel fedele, racconta Naso a Repubblica, sosteneva di aver visto una foto del giovane ed era sicuro che «non potesse essere un sacerdote». Il parroco sperava in una calunnia, ma ha comunque avvisato don Mario Aversano, vicario episcopale per la pastorale. I nuovi controlli, questa volta rivolti direttamente alle autorità ecclesiastiche egiziane, hanno dato una risposta nel giro di un giorno: i documenti di ordinazione non erano usciti dal vicariato indicato e anche l’iscrizione al Politecnico era inventata.

Cosa rischia Salam Faragalla

La Diocesi ha allontanato il giovane, ha cancellato il suo nome dal proprio sito e ha presentato denuncia alla Procura. «Si tratta di un truffatore», spiega Alberto Riccadonna, portavoce dell’arcivescovo Roberto Repole. Secondo Repubblica, a Faragalla potrebbe essere contestato il reato di truffa. Non quello di usurpazione di abito ecclesiastico, che è stato depenalizzato ma resta un illecito amministrativo, punito con una multa fino a 929 euro. Al piano penale si possono aggiungere le sanzioni del diritto canonico, come la scomunica latae sententiae, che scatta in modo automatico una volta scoperto l’inganno.

Il dubbio dei fedeli e le domande ancora aperte

La notizia è stata data ai parrocchiani al termine delle celebrazioni domenicali, tra stupore e preoccupazione. Alcuni si sono chiesti che valore abbiano avuto le confessioni e le comunioni ricevute nei mesi precedenti. Don Naso ammette che il caso può portare scandalo, vista la fiducia tradita, ma riferisce che «la gente ci ha ringraziato» per la chiarezza. Sul movente, il parroco di Pozzo Strada non ha risposte: «Tutti ci chiediamo perché lo abbia fatto». Non ci sarebbe un motivo economico, perché Faragalla ha ricevuto solo vitto, alloggio e il gettone previsto per le celebrazioni, e parlava bene l’italiano. Secondo don Pavanello, davanti alla scoperta ha negato tutto. Per la Diocesi il caso è chiuso, ma resta aperta la domanda su come documenti non autentici abbiano permesso a un uomo di svolgere per mesi funzioni sacerdotali.