L’accordo con Bruxelles lo pagheranno soprattutto il Sud e le imprese

Dall’Abruzzo alla Sicilia, salta il credito d’imposta sull’Irap per chi assume donne e under 35

10 miliardi. A tanto ammontano i tagli che il Governo italiano ha dovuto accettare per ottenere l'accordo con la Commissione Europea ed evitare la procedura d'infrazione per debito eccessivo. Tra questi 4,7 miliardi in meno solo tra investimenti, l'eliminazione di alcune agevolazioni fiscali e mettendo da parte due miliardi di euro da usare come copertura in caso di necessità, per esempio nel caso in cui fossero necessarie più risorse per Quota 100 o per il reddito di cittadinanza.

 

L'accordo con la Commissione non è stato certo indolore come dimostrano le voci principali di taglio illustrate dal premier Conte nel corso della sua informativa di ieri al Senato e indicate nell'allegato della lettera italiana alla Commissione Europea. Da una prima analisi dei tagli previsti in attesa del testo definitivo della nuova manovra, le vittime principali sembrano essere le regioni più in difficoltà. E i tagli si concentrano soprattutto su agevolazioni e finanziamenti che intervenivano su uno dei grandi problemi del sud: l'occupazione. Vediamo i tagli uno per uno.

 

Abolizione credito d'imposta IRAP

Viene abolito il credito d'imposta relativo alle deduzioni fiscali per l'imposta regionale IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive) che erano riconosciute in alcune regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) in favore di coloro che impiegano lavoratori a tempo indeterminato. Le deduzioni erano pari a 15.000 euro annui, ma potevano arrivare fino a 21.000 euro per chi assumeva donne e under 35. Questa abolizione porterà ad un risparmio di 113 milioni di euro nel 2019 e nel 2020 e di 163 nel 2021.

 

Azzeramento credito d'imposta per beni strumentali

Non è chiaro a quale credito d'imposta si faccia riferimento. Probabilmente si tratta di quello istituito da Guidi-Padoan che consentiva di ottenere un vantaggio fiscale nel caso di investimenti in nuovi beni strumentali (attrezzature, macchinari, computer ecc.). Questa misura si sarebbe esaurita nel 2019 con un uno stanziamento previsto di 204 milioni di euro, che corrisponde al taglio previsto dalla tabella inviata a Bruxelles. Ecco perché immaginiamo che si tratti di questo provvedimento. In alternativa il riferimento potrebbe essere al credito d'imposta previsto per gli anni 2016-2019 per le imprese che acquistano nuovi beni strumentali per strutture produttive sul territorio di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

 

Abrogazione aliquota ridotta IRES

Viene abolita l'aliquota ridotta dell'IRES al 12% (invece che al 24%) per gli enti non commerciali come le società sportive dilettantistiche con fine di lucro, gli enti e istituti di assistenza sociale e società di mutuo soccorso, gli enti ospedalieri, le istituzioni educative senza fine di lucro. L'abrogazione sembra essere legata alla sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea in merito al pagamento da parte della Chiesa Cattolica delle imposte sugli immobili. Il governo potrebbe aver scelto di ridurre l'IRES per portare entrate nelle casse dello Stato al posto che dei comuni, ai quali vanno versate le tasse sugli immobili. Le maggiori entrate con questa abrogazione saranno di 118 milioni per il 2018 e 158 milioni per il 2019 e per il 2020.

 

Riduzione fondo Industria 4.0

La legge di Bilancio per il 2018 prevedeva l'istituzione del Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività per obiettivi di politica economica legati a Industria 4.0. Il fondo serve per finanziare progetti di ricerca e innovazione ed era finanziato con 125 milioni di euro per il 2019 e per il 2020. I tagli saranno di 75 milioni per il 2019 e di 25 milioni per il 2020.

 

Fondo Sviluppo Coesione

Il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione è un fondo che ha lo scopo di finanziare le aree sottoutilizzate del paese per accrescerne la produttività e la competitività. Le attività spaziano da investimenti infrastrutture, nell'Agenda digitale, nella ricerca e innovazione e soprattutto nell'occupazione. Si finanzia con risorse nazionali e con risorse europee. Al momento è in corso la programmazione 2014-2020 le cui risorse ammontano a 94 miliardi nazionali e 46 miliardi comunitari. La nuova versione della Legge di Bilancio prevede una riduzione delle disponibilità di cassa per 800 milioni di euro nel 2019.

 

A questi si aggiungono una riduzione dei fondi per Ferrovie dello Stato per 600 milioni di euro nel 2019 e una riduzione di 850 milioni di euro nel 2019 della quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie. Inoltre vengono accantonate risorse per 2 miliardi di euro per il 2019 che serviranno per ripianare eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi di finanza pubblica della Legge di Bilancio.

 

(La foto è di Mario Ferrara e Maria Gelvi ed è tratta dalla mostra "Metropoli Novissima" che è stata allestita al Complesso di San Domenico Maggiore nell'autunno 2018)