Crolla la produzione industriale in Europa: arriva una nuova recessione?

di OPEN

Grosso calo a novembre 2018 in Italia. Lo stesso avviene in Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna. Ma cos’è la produzione industriale e perché c’è il rischio di una nuova recessione?

A novembre 2018 è crollata la produzione industriale dell'1,6% rispetto a ottobre e del 2,6% rispetto all'anno precedente. Una vera e propria caduta, come non succedeva dall'ottobre 2014. Il dato è preoccupante perché non è una particolarità italiana. Dalla Germania è giunta la notizia di un calo mensile dell'1,6% e annuale di ben 4,7 punti.

Crolla la produzione industriale in Europa: arriva una nuova recessione? foto 2

Che cos'è la produzione industriale?

Ma che cos'è la produzione industriale e perché è un dato importante? Con questo concetto si intende l'insieme di tutti i volumi prodotti dall'industria (escluse le costruzioni) attraverso la trasformazione di materie prime, energia e informazioni in beni vendibili sul mercato. Andiamo quindi dalla trasformazione di metallo in prodotti semilavorati all'estrazione di petroli, passando per la fabbricazione di computer così come la produzione di biscotti. L'Istat calcola mensilmente l'indice della produzione industriale che corrisponde alla variazione nel tempo del volume fisico della produzione effettuata dall'industria.

In pratica, se a gennaio il settore automobilistico ha prodotto 100 e il mese successivo ha prodotto 110, l'indice di produzione industriale è cresciuto del 10%. Dal gennaio 2018 la base 100 a partire dalla quale si calcolano gli aumenti o i cali corrisponde all'indice di produzione industriale del 2015. I beni prodotti vengono suddivisi in tre categorie diverse. I beni di consumo che sono quelli che servono a rispondere immediatamente a un bisogno. Questi vengono divisi in beni di consumo durevoli (un divano, una televisione) e quelli non durevoli (il cibo ad esempio).

Ci sono poi i beni strumentali che sono quei beni che servono a produrre altri beni (come i macchinari). Ultima tipologia è quella dei beni intermedi, come le materie prime. C'è poi un elemento aggiuntivo che è l'energia che viene prodotta, che genere allo stesso modo valore. Si tratta quindi di un dato fondamentale, soprattutto in una economia come quella italiana che ha una forte componente industriale. Un dato che di solito è anticipatore dei dati sul Prodotto interno lordo (PIL). Infatti, se le industrie producono meno, il PIL non potrà che risentirne negativamente.

Cosa succede in Italia?

Chiari i concetti veniamo ai dati di oggi. Il calo riguarda i beni strumentali (-2%), quelli intermedi (-5,3%) e l'energia (-4,2%), crescono solo (dello 0,7%) i beni di consumo. I settori produttivi che resistono sono l'industria alimentare, il settore farmaceutico e l'insieme chiamato "altre industrie" che comprende attività di riparazione e installazione di macchine e apparecchiature. Tutte le altre tipologie di imprese diminuiscono, come si vede da questo grafico.

Crolla la produzione industriale in Europa: arriva una nuova recessione? foto 1

Pesa molto su base annua il crollo del 19% del settore auto, che negli ultimi anni ha guidato la ripresa dell'industria italiana. L'Istat sottolinea poi come il paragone con l'anno precedente sia difficile da fare, infatti nel 2019 c'è stato un ponte festivo a novembre che non era presente l'anno scorso. A parità di giornate lavorative quindi ci sono stati giorni nei quali molte persone hanno preso ferie e non hanno lavorato, dato che è impossibile inserire nelle statistiche complessive.

Un rallentamento generale

Ma l'Italia non l'unico Paese europeo che vede un calo della produzione industriale. In Germania la diminuzione è stata dell'1,6%, in Francia dell'1,3%, in Spagna dell'1,5%, in Gran Bretagna dello 0,4%. Difficile individuarne le cause in modo certo. Sicuramente influisce la situazione di incertezza economica globale dovuta al tema dei dazi e allo scontro Usa e Cina che ad oggi porta con sé finali imprevedibili. Ma anche la fine di una fase ciclica espansiva negli anni successivi alla recessione e lo scenario Brexit.

E a proposito di recessione, questi numeri ci fanno immaginare che non si tratta di qualcosa che sta arrivando, ma che probabilmente è già qui. Cali della produzione di questa portata non potranno infatti non incidere sui dati del PIL, se poi aggiungiamo che dal primo gennaio 2019 non abbiamo più il supporto del Quantitative Easing da parte della Banca Centrale Europea che consentiva alle imprese un buon accesso al credito la situazione peggiora. 

Sembrano quindi ancora più difficili da raggiungere le stime di aumento del PIL dell'1% previste dalla Legge di Bilancio per il 2019. E la Nota mensile sull'andamento dell'economia italiana, diffusa sempre oggi dall'Istat conferma le previsioni negative, con un calo della fiducia di imprese e consumatori rispetto al futuro. 

La situazione negli Usa

Il rischio di una recessione negli Stati Uniti è in questa fase ai livelli massimi degli ultimi sei anni. Secondo gli economisti, le chance di una recessione nei prossimi 12 mesi sono al 25%, in aumento rispetto al 20% di dicembre. A pesare maggiormente sul rischio di recessione sono – secondo il sondaggio condotto dall'agenzia Bloomberg - i mercati finanziari, la guerra commerciale con la Cina e lo shutdown.