Combatte la fame e i cambiamenti climatici: ecco la dieta di salute planetaria

di OPEN

Prevede un apporto calorico di 2.500 calorie al giorno, meno delle 3.700 dei paesi ricchi e più delle 2.200 di quelli poveri

Guardiamoci intorno: la popolazione mondiale è in continuo aumento, centinaia di milioni di persone nel mondo sono malnutrite, e l’industria agroalimentare consuma il nostro pianeta. E ora rispondiamo alla domanda: riusciremo nei prossimi trent’anni a nutrire oltre 2 miliardi di persone in più, migliorare la nostra salute e a trattare meglio il mondo che ci circonda?

Secondo 37 esperti di sedici paesi, che il 17 gennaio hanno pubblicato sulla rivista The Lancet i risultati di uno studio scientifico durato tre anni, la risposta è sì. Gli studiosi, provenienti da diversi campi (medicina, nutrizione, agricoltura, scienze politiche e ambientali), hanno messo a punto la prima dieta basata su dati scientifici, che mette insieme salute individuale e globale. L'hanno chiamata «dieta di salute planetaria».

L' interdisciplinarità è la chiave dello studio, perché le questioni di disuguaglianza, salute e sostenibilità sono intrinsecamente legate: per affrontarne una bisogna vedersela con tutte. Come? Cambiando radicalmente le nostre modalità di produzione e consumo alimentare. Lo studio è stato condotto da EAT, la commissione "Cibo, Pianeta e Salute", e l'autorevole rivista The Lancet, sovvenzionate dal fondo britannico Wellcome, che supporta progetti nel campo della salute.

Oggi la malnutrizione da un lato e gli eccessi alimentari dall'altro causano un più alto «rischio di malattie e mortalità che i rapporti sessuali non protetti, l’alcol, le droghe e il tabacco messi insieme». Nel mondo, più di 820 milioni di persone sono malnutrite e 2,4 miliardi sono in una situazione di sovra-consumo, che causa diabete, ipertensione e problemi cardiovascolari.

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ANSA |

Allo stesso tempo, la produzione agroalimentare è il «fattore principale di degrado dell’ambiente e di trasgressione dei limiti planetari». Secondo lo studio, questa industria è responsabile di quasi il 30% delle emissioni mondiali di gas serra, intacca circa il 40% delle terre e rappresenta il 70% del consumo di acqua dolce.

Esiste, secondo gli esperti, una soluzione unica a questi problemi, che potrebbe evitare 11 milioni di morti premature l'anno, riducendo dunque del 20% la mortalità mondiale, e allo stesso tempo combattere il cambiamento climatico. La «dieta di salute planetaria» prevede un apporto calorico di 2.500 calorie al giorno, meno delle 3.700 dei paesi ricchi e più delle 2.200 di quelli poveri. Si potrà continuare a mangiare carne, così potranno continuare ad esistere vegetariani e vegani.

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Il posto d'onore spetta a frutta e verdura, di cui si dovrebbero consumare circa 500 grammi al giorno. A questi si aggiungono i cereali completi che forniscono più di un terzo dell’apporto calorico, latticini, qualche cucchiaio di olio vegetale possibilmente insaturo, e pochi zuccheri aggiunti. Per quanto riguarda le proteine, sono da preferirsi quelle di origine vegetale, mentre quelle di origine animale non dovrebbero superare i 14 grammi al giorno, l'equivalente di una bistecca o un hamburger alla settimana. Globalmente dunque, per avere un’alimentazione sana, bisognerebbe raddoppiare il consumo mondiale di frutta, verdura, frutta secca e legumi e ridurre del 50% quello di zuccheri e carne rossa.

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EAT-LANCET COMMISSION  |

Per conformarsi a questa dieta, un europeo medio dovrebbe ridurre del 77% il suo consumo di carne, mentre un abitante del sud-est asiatico raddoppiarla. Gli europei dovrebbero anche moltiplicare per 15 il loro consumo di semi e frutta secca. «Questa dieta è basata su prove epidemiologiche scientifiche inconfutabili, ottenute da ricercatori che hanno seguito gruppi di persone per decine di anni», ha commentato Marco Springmann dell’università di Oxford, membro della commissione, che aggiunge: «Quando hanno messo insieme tutti quei dati si sono resi conto che la dieta è simile a quella mediterranea o quella Okinawa».

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Il pianeta trarrebbe anche un enorme vantaggio da questo regime. Questa dieta sarebbe compatibile con una produzione alimentare che non sfrutterebbe gli ecosistemi al di là dei loro limiti. Permetterebbe anche di stabilizzare la quantità delle emissioni di potenti gas serra come il metano e l’ossido nitroso, così come la superficie delle terre agricole e i prelievi di acqua dolce.

«Il nostro studio mostra che un’alimentazione migliore per la salute è anche migliore per l’ambiente», ha commentato Fabrice DeClerck, direttore della ricerca della Fondazione EAT e coautore della pubblicazione. «Per arrivarci, bisogna cominciare condividendo un obiettivo comune».

Secondo gli studiosi, popolazioni, governanti e industria agroalimentare dovrebbero decidere di impegnarsi in una riforma che i ricercatori definiscono «una nuova rivoluzione agricola mondiale». Le cinque strategie che propongono devono essere implementate a livello globale. Le priorità della produzione agricola dovrebbero essere orientate verso prodotti di più alta qualità e modalità più sostenibili. L'amministrazione delle terre e degli oceani dovrebbe essere coordinata globalmente e gli sprechi ridotti almeno della metà (ora rappresentano il 30% della produzione).

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«La nostra civiltà è in crisi, non possiamo più nutrire la popolazione né usare le risorse planetarie in modo equilibrato. Se possiamo mangiare in un modo che funziona sia per il nostro corpo che per il pianeta, l’equilibrio sarà ritrovato» scrivono Richard Horton e Tamara Lucas, direttori di Lancet, in un editoriale.

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