Diciotti, il tribunale dei ministri chiede l’autorizzazione a procedere per Salvini. Il ministro: «Qualcuno ne risponda»

I giudici che hanno esaminato il fascicolo hanno ritenuto ci fossero gli elementi per procedere contro il capo del Viminale in relazione al trattenimento a bordo dei 177 migranti soccorsi dalla nave Diciotti la scorsa estate

Il tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona per il caso della nave Diciotti. I giudici che hanno esaminato il fascicolo hanno ritenuto ci fossero gli elementi per procedere contro il capo del Viminale in relazione al trattenimento a bordo dei 177 migranti soccorsi dalla nave Diciotti la scorsa estate.

Per il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, l’inchiesta avrebbe dovuto essere archiviata perché il trattenimento dei migranti, deciso da Matteo Salvini, era «una scelta politica non sindacabile dal giudice penale». Per la procura di Catania, quel ritardato sbarco era infatti «giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per il principio della separazione dei poteri, di chiedere in sede europea la distribuzione dei migranti in un caso in cui secondo la convenzione Sar internazionale sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro».

L’inchiesta a carico del ministro Salvini era stata aperta quest’estate dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che aveva iscritto il leader della Lega nel registro degli indagati per una serie di reati, tra i quali il sequestro di persona. L’inchiesta è successivamente passata all’esame della Procura distrettuale e del tribunale dei ministri di Palermo. Esclusi i reati pù gravi, la competenza territoriale dell’inchiesta è passata al tribunale dei ministri di Catania, che oggi ha provveduto a chiedere l’autorizzazione a procedere contro Salvini.

«Ci riprovano. Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Non ho parole. Paura? Zero. Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani. Io non mollo. Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire sì o no, libero o innocente, a processo o no. Ma lo dico fin da ora, io non cambio di un centimetro la mia posizione. Barche, barchette e barchini in Italia non sbarcano. Se sono stato sequestratore una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire», ha replicato Matteo Salvini in diretta Facebook.

«Io faccio il ministro e applico la legge. Applico l’articolo 52 della Costituzione italiana secondo cui la difesa della patria è sacro dovere del cittadino, soprattutto se il cittadino è pure ministro. Visto che fior di intellettualoni vivono a pane e costituzione, ricordo che la Costituzione richiede la difesa dei confini, delle regole, del vivere civile, della democrazia. Ma per qualcuno no», ha continuato.

«Chiedo agli italiani se ritengono che devo continuare a fare il ministro, esercitando diritti e doveri, oppure se devo demandare a questo o a quel tribunale le politiche dell’immigrazione. Le politiche dell’immigrazione le decide il governo, non i privati o le Ong, se ne facciano una ragione. Lo ammetto, lo confesso e lo rivendico, ho bloccato lo sbarco. E mi dichiaro colpevole dei reati nei mesi a venire, perché non cambio. In un’azienda qualunque qualcuno dovrebbe dare delle risposte. I giudici facciano i giudici, i ministri fanno i ministri ed esercitano i loro poteri», ha proseguito.

In difesa di Matteo Salvini interviene nella serata del 24 gennaio Marine Le Pen. La leader dell’estrema destra francese esprime “sostegno a Matteo Salvini” sul caso Diciotti. «Vergogna ai quei giudici politicizzati che lo perseguono per ‘sequestro’ e vogliono impedirgli di mettere fine all’invasione migratoria del suo Paese fermando gli sbarchi dei migranti. Solo il popolo italiano decide», scrive la leader del Rassemblement National in un tweet con l’hashtag #SalviniNonMollare».

Di parere opposto Gino Strada. «Sulla Diciotti Salvini va assolutamente processato, ma non è l’unico in Europa secondo me. E’ stato commesso un crimine, poi se Salvini riuscirà a cavarsela per qualche immunità o grazie agli amici degli amici, si vedrà».. Lo ha detto il fondatore di Emergency Gino Strada, ospite a Otto e mezzo su La7.