«Fyre», la storia del festival più cool del mondo (mai avvenuto)

È su Netflix il documentario che racconta una delle più grandi truffe della storia recente (e i limiti dell’influencer marketing) 

Doveva essere «più grande del Coachella», il party più esclusivo mai riunito su un'isola esotica e deserta, quella di Great Exuma, nelle Bahamas. E il momento in cui il mondo perfettamente curato di Instagram avrebbe preso vita. La vicenda dello straordinario festival mai realizzato è ora disponibile sulla piattaforma di streaming Netflix con il titolo Fyre: the greatest party that never happened.

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La storia è quella di Billy McFarland, amministratore delegato delle carte di credito Magnises, che con un po' di agganci nel mondo musicale è riuscito a progettare, tramite una campagna mediatica virale fatta per lo più su Instagram, servendosi di influencer di spicco come Bella Hadid, Kendall Jenner, Emily Ratajkovski, e grazie a una squadra di uomini di fiducia, un evento – il Fyre Festival– che avrebbe dovuto svolgersi per due settimane da aprile a maggio 2017 ma che, appunto, non ha mai avuto luogo.

I biglietti per il festival, concepito come un raduno per rampolli milionari, avevano prezzi che andavano dai 500 ai 1500 dollari per un pass giornaliero, fino a pacchetti all inclusive per cinque giornate del valore di 12 mila dollari, comprensivi di tende geodetiche o ville extra lusso in cui soggiornare e pasti sfornati direttamente dalle cucine di chef stellati. In più, un jet privato che avrebbe accompagnato i partecipanti del festival sia all'andata che al ritorno, concerti di artisti come Major Lazer e Blink 182; e poi, la possibilità di passare il tempo su uno yacht con la star della Pepsi Kendall Jenner per una somma principesca. Ecco il sogno che è stato venduto a migliaia di persone, se non fosse che niente era vero.

Zero musica dal vivo, sandwich preconfezionati e cumuli di spazzatura, per non parlare dei lavori ancora in corso mentre arrivavano ospiti da tutto il mondo, i quali si sono ritrovati in un cantiere in corso. In seguito, molti degli influencer coinvolti nella promozione sono stati citati in giudizio. La modella Bella Hadid si è scusata; Kendall Jenner – che sarebbe stata pagata 250 mila dollari per un solo post di promozione del festival su Instagram – ha cancellato il suo post, così come la maggior parte degli influencer, che sono rimasti in silenzio mentre la crisi si dispiegava.

Il documentario

La narrazione del documentario viaggia su due binari: ci sono le testimonianze live, le scene girate mentre il «grande evento» si compiva. E le sfuriate di McFarland che non capisce perché non ci siano abbastanza soldi per portare a termine i preparativi ma non ha intenzione di fare marcia indietro per dire a tutti che quella che sta mettendo in atto è una truffa; il temporale che irrompe la sera prima dell'inaugurazione del festival e bagna tutte le tende in tessuto – che dovevano essere geodetiche o ville extralusso. Le riprese fatte agli operai costretti a lavorare anche venti ore al giorno per parare il colpo all'impreparazione di chi quel festival lo aveva organizzato.

E poi ci sono le testimonianze post-disastro. La prima, che spicca tra tutte, è quella del braccio destro di McFarland, Andy King: dirà, tra le tante cose, di aver ricevuto l'ordine «di fare un pompino al responsabile delle dogane» per sbloccare un carico di acqua Evian da 175mila dollari e che non poteva essere pagato in contanti al momento. «Ho guidato a casa, fatto una doccia, ho bevuto un po 'di collutorio, e sono salito in macchina per guidare attraverso l'isola ha detto King. Sono arrivato nel suo ufficio (del responsabile delle dogane, ndr) pronto per fare quello che mi era stato ordinato».

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Il braccio destro di McFarland, Andy King

La seconda è quella di Maryann Rolle, proprietaria del The Exuma Point Bar and Grille, incaricata di preparare, insieme ai suoi dipendenti, circa mille pasti al giorno come servizio di catering per il festival. Non è mai stata risarcita per il proprio lavoro, nè ha mai potuto pagare i suoi operai. Per la truffa del Fyre ha perso 50 mila dollari.

Oltre a prendersi gioco tra le righe dei ragazzi che sono stati attratti dal festival con modelli a pagamento e un'immagine di Pantone 021 sui loro feed di Instagram – la campagna era partita con un riquadro arancione postato sui social – il documentario racconta il potere dell'influencer marketing, e i suoi limiti. Tra questi: zero trasparenza o responsabilità per un evento che non era mai stato pensato in precedenza, così come nessuna regola per aiutare le persone a capire se, un'isola piena di modelli, noci di cocco e moto d'acqua, fosse fittizia o meno.

La storia si è conclusa con otto cause legali, una delle quali ha richiesto più di 100 milioni di dollari di risarcimento danni: le accuse sono di frode agli acquirenti dei biglietti. Il 30 giugno 2017, il procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York ha accusato McFarland di frode informatica.

Nel marzo 2018, McFarland si è dichiarato colpevole del reato di frode telematica finalizzata a truffare gli investitori, e di una seconda accusa di frode ai danni del circuito di vendita dei biglietti. Mentre era libero su cauzione ha creato un nuovo giro di affari di natura fraudolenta vendendo illegalmente biglietti inesistenti per manifestazioni come il Met Gala. L'11 ottobre 2018, McFarland è stato condannato a sei anni di carcere e gli sono stati confiscati 26 milioni di dollari.

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