Riqualificare i borghi italiani vendendo case a 1 euro: è un business che funziona?

di Cristin Cappelletti

In tutta Italia sempre più comuni hanno deciso di svendere gli immobili di loro proprietà con l’obiettivo di ripopolare paesi fantasma. Ma quanto funzionano queste iniziative? Le risposte dei sindaci che le hanno adottate

I borghi italiani si stanno spopolando. Città, una volta fulcro della vita medievale, sono diventate fantasma, caratterizzate da vicoli deserti e abitazioni abbandonate. Per mettere un freno a questa fuga c’è chi ha deciso di offrire fino a 10 mila euro per trasferirsi in questi borghi, o mille euro come incentivo per fare un bambino.

È il caso di Locana, nel Piemonte, dove il sindaco Giovanni Bruno Mattiet ha promesso di pagare fino a 9 mila euro nel corso di tre anni a tutte quelle famiglie che vogliano trasferirsi e prendere residenza nel piccolo paesino montano. Le condizioni? Avere almeno un bambino e un salario minimo di 6 mila euro.

Non fatevi ingannare dalle dimensioni. Il piccolo borgo nel nord-ovest dell’Italia può essere molto accattivante. Immerso nella riserva del Gran Paradiso, offre possibilità per attività rilassanti all’aperto, trekking e arrampicate. Ma Locana non è l’unico paesino ad aver adottato questa strategia.

Anche Il sindaco di Borgomezzavalle spera di aver trovato la carta vincente per dare nuova vita al suo paese. Alberto Preioni non ha solo deciso di vendere cottage abbandonati a un euro ma fornirà un contributo economico anche ai nuovi arrivati che vogliano farsi una famiglia.

«Questa città è nata nel 2016 attraverso la fusione di due villaggi vicini che rischiavano di sparire», ha raccontato il sindaco a Open. «Grazie alla fusione, abbiamo avuto molti incentivi dallo Stato che, assieme al risparmio di avere un solo sindaco e un solo ufficio tecnico, ci ha permesso di avere una grande disponibilità economica. Abbiamo quindi deciso di dare mille euro a famiglia per ogni nuovo nato e 2 mila euro a chi apra una partita Iva».

Le tasse, per la parte che compete al comune, sono basse. I costi per i trasporti per andare a scuola vengono rimborsati: «Anche la scuola materna, con una mensa interna, è praticamente gratuita. I cittadini pagano cento euro all’anno d’iscrizione. Tutto il resto viene corrisposto dal comune».

Incastonata in una gola, a Borgomezzavalle potrete godervi la tranquillità di un piccolo paesino di case con tetti di paglia, circondate da piazze dal pavimento in ciottoli e panche di legno con vasi di fiori. «Per tutti i turisti e gli interessati al borgo facciamo fare un giro e chiediamo loro di indicarci quale casa abbandonata possa interessargli. Il comune, poi, insieme ai suoi tecnici, chiede ai proprietari di venderla a un euro». Un’iniziativa che sta avendo molto successo: «Abbiamo già diversi acquirenti, due famiglie svizzere e dei villeggianti di Novara e Milano».

La strategia di svendere case a prezzi irrisori, quasi nulli, non è nuova. Sono sempre di più i piccoli comuni italiani che hanno deciso di adottare questa iniziativa per rivitalizzare le loro comunità. «Noi abbiamo iniziato nel 2009», racconta a Open Francesco Paolo Migliazzo, sindaco di Gangi.

«Nel 2007 in consiglio regionale avevamo trovato un elenco di cittadini che volevano mettere a disposizione le loro abitazioni disabitate, nel centro storico di Gangi, per fare parcheggi». Il centro storico del comune palermitano era abitato da agricoltori. Nelle case a due piani sotto c’erano le stalle e sopra vivevano i braccianti.

«Fortunatamente la Soprintendenza si è opposta, offrendo invece l’opportunità di vendere le case a un euro attraverso degli accordi con un’agenzia immobiliare». Ma la vendita ha ovviamente dei requisiti. «Per comprare casa c’è l’obbligo di ristrutturare le case entro tre anni dall’acquisto».

Riqualificare i borghi italiani vendendo case a 1 euro: è un business che funziona? foto 2ANSA | Locana

A essere colpiti dal fenomeno dello spopolamento sono soprattutto i borghi ad alta quota. «L’Italia è al 50 per cento montana, stiamo vivendo una vera emergenza, mancano i servizi, i posti di lavoro, i trasporti e le scuole in queste piccole realtà», ha dichiarato a Open Marco Bussone, presidente di Unicem Piemonte, Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani.

«Nelle aree montane italiane vivono 8 milioni di persone che producono il 14 per cento del Pil nazionale. Queste iniziative sono un ottimo strumento per far conoscere questo problema. Ma non dobbiamo farci facili illusioni», continua Bussone, «fare un’impresa agricola a 1500 metri non è assolutamente banale, ci sono mille difficoltà, non bisogna illudere nessuno».

La necessità di ripopolare queste aree deriva anche dai futuri mutamenti urbani. «Alcuni studi dimostrano che nel 2050 il 50 per cento della popolazione si concentrerà nelle aree cittadine. Ci sarà da una parte un problema di sovrappopolazione nelle città e dall’altra avremo molti spazi vuoti che diventeranno più appetibili», ha ribadito Bussone.

Riqualificare i borghi italiani vendendo case a 1 euro: è un business che funziona? foto 3
ANSA | Gangi

Il sindaco di Gangi ci dice con orgoglio che il suo è stato il primo comune in Italia ad adottare questa strategia che, ammette, può essere un trampolino di lancio per una rinascita. «Tante persone hanno potuto visionare il borgo decidendo di investire qualche soldo in più in case che avevano nessuno, o pochi lavori da fare: interi quartieri sono stati ripopolati da gruppi di amici».

Con l’aumentare del numero dei giovani che decidono di trasferirsi all’estero sono tanti i paesi italiani a soffrire di questa ricaduta demografica. Ma alcune città italiane hanno deciso di investire anche sull’integrazione di migranti.

Lo dimostra il caso di Riace, città calabrese, dove il sindaco Mimmo Lucano ha creato un modello di integrazione incentrato sull’accoglienza e la partecipazione attiva di profughi e richiedenti asilo nella rinascita della città.

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ANSA | Ollolai

Per il sindaco di Ollolai, Efisio Arbau: «Queste strategie sono prima di tutto un esperimento sociale che ti permette di confrontarti con persone da tutto il mondo». Lontano dalle rinomate spiagge della Costa Smeralda, il piccolo paese sardo grazie alla svendita di case ha avuto nell’ultimo periodo più di 500 domande protocollate.

«Abbiamo ottenuto un finanziamento regionale per costituire un’agenzia regionale che possa consentire di aggregare tutte le esperienze delle case a un euro che si stanno sviluppando. Sicuramente è un modello con i suoi pro e contro» continua Bussone. «Nel breve periodo queste iniziative sono servite a rispondere alle esigenze immediate dei cittadini ma, come sindaco, devo anche pensare a quello che sarà il mio comune nel 2030».