Caso Diciotti, la linea difensiva di Matteo Salvini: «La scelta politica è stata condivisa dall’intero governo»

Secondo la ricostruzione del ministro dell’Interno, tra i 117 migranti salvati dalla nave Diciotti c’erano dei terroristi e la decisione di trattenerli a bordo fu presa da tutto il Governo

A breve la giunta per le immunità del Senato si troverà a decidere sul caso Diciotti e sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, richiesta dal tribunale di Catania. Ma come si difenderà il capo del Viminale dalle accuse di sequestro di persona aggravato per aver trattenuto per giorni 177 migranti a bordo della nave?

Secondo un retroscena di Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera, nella “memoria difensiva” che verrà consegnata alla giunta per le autorizzazioni, Salvini ribadisce la difesa di una «decisione collegiale» presa da tutto il Governo per la «sicurezza nazionale» e attacca il tribunale dei ministri di Catania perché «non ha tenuto in conto le nostre ricostruzioni».

Su indicazione del ministro e avvocato penalista Giulia Bongiorno, Salvini sosterrà anche che «la scelta politica è stata condivisa dall’intero governo», ovvero dal titolare dei Trasporti Danilo Toninelli, dal vicepremier Luigi di Maio e anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Secondo la ricostruzione del capo del Viminale, a bordo della nave Diciotti ci sarebbero stati dei terroristi e comunque la sicurezza delle persone a bordo non sarebbe mai stata messa a rischio.

Secondo il Corriere della Sera, Salvini sosterrà che «i minori rimasero a pregare per due ore dopo l’ordine di sbarco» e ribadirà «la sua linea politica, che associa l’arrivo dei migranti a un pericolo per l’Italia».

Tesi già respinta dai giudici, i quali hanno rilevato che non ci sarebbe alcuna prova a sostegno. Per tentare di dimostrare la reale sussistenza del pericolo, Salvini citerà «un precedente che però non ha nulla a che fare» con la vicenda, spiega Sarzanini.

«Il rischio di infiltrazioni era emerso più volte, anche in occasione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si era svolto in Calabria pochi giorni prima (del caso Diciotti, ndr), il 24 giugno 2018.

Due tunisini sbarcati a Linosa erano risultati già espulsi dall’Italia nel 2015 per orientamenti filo-jihadisti» è la linea difensiva del ministro dell’Interno, il quale sostiene anche che i funzionari del Viminale spiegarono questa circostanza ai giudici «ma loro non ne hanno tenuto conto».

Nella relazione dell’interrogatorio di questi funzionari del Viminale, inviata in Parlamento dal Tribunale dei ministri, però è scritta un’altra cosa: «Nessuno dei soggetti ascoltati da questo Tribunale ha riferito (come avvenuto invece per altri sbarchi) di informazioni sulla possibile presenza, tra i soggetti soccorsi, di “persone pericolose” per la sicurezza e l’ordine pubblico nazionale».

Infine, Salvini respinge l’accusa di sequestro di persona mossa dagli inquirenti sostenendo che «il 22 agosto, quando fu dato il via libera allo sbarco dei minori, gli extracomunitari decisero di restare volontariamente a bordo per terminare un rito religioso per circa due ore, dalle 20.30 alle 22.30 e questo dimostra che non erano affatto stremati», evidenziando che gran parte delle persone «ha rifiutato di entrare nelle strutture di accoglienza e si è trasferito in altre città, tanto che qualcuno è stato rintracciato a Roma tra gli occupanti del Baobab».