Vendere l’oro di Bankitalia? «Crollerebbe il prezzo del prezioso metallo»

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L’idea di vendere le risorse auree della Banca d’Italia divide gli economisti. Saraceno: «Ha senso per gli investimenti, non per la spesa corrente»

Lo scontro sul futuro dei vertici di Bankitaliasembra essere roba da addetti ai lavori.Quale sia la vera posta in gioco lo si è capito solo nelle ultime ore. L'obiettivo è coinvolgere (ma c'è chi dice "scaricare") palazzo Koch nei piani economici del governo e in particolare far pagare alla Banca centrale italiana il mancato aumento dell'Iva.


Vendere l'oro di Bankitalia? «Crollerebbe il prezzo del prezioso metallo» foto 1

I lingotti di Bankitalia

L'idea – non originalissima, ci avevano pensato sia governi di destra sia di sinistra – è quella di mettere sul mercato le riserve auree che al momento garantisconola stabilità finanziaria della banca centrale italiana. Si tratta di2.452 tonnellate di oro in lingotti e monete (93mila lingotti, per la precisione), una parte delle quali potrebbe essere venduta in modo da rimpinguare le malconce casse pubbliche. Del resto, è il ragionamento, complessivamente tutto quell'oro vale circa 90,8 miliardi di euroe l'Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo.

Di chi sono i lingotti?

Un problema preliminare riguarda l'effettiva proprietà di quei lingotti: in Italia sono della stessa Banca d'Italia mentre in molti paesi europei sono dello Stato. Al di là della proprietà, però, secondo i regolamenti della Bcesolo la stessa banca europea può deciderne il futuro.

Anche ammesso che basti una legge nazionale a risolvere la questione, non molti sono convinti che vendere l'oro avrebbe senso dal punto di vista economico. Non la pensa così, ad esempio, Francesco Saraceno, vice direttore dell’OFCE, il centro di ricerca sulle congiunture economiche di Sciences Po (Parigi), dove insegna macroeconomia internazionale ed europea, editorialista italiano ed autore del libro "La scienza inutile" dedicato ai concetti basilari dell'economia.

La spesa corrente

«Sono dell’opinione che non si finanzia la spesa corrente con lo stock – dice Saraceno – Vendere i beni non è gratis. Se ci liberiamo dei cosiddetti gioielli di famiglia come palazzi, ponti e il patrimonio pubblico, non potremo fare lo stesso in futuro».

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Francesco Saraceno

L'economista dice di non essere contrario all'uso dell'oro di per se: «Bisogna sapere che queste operazioni riducono il patrimonio netto e la possibilità di investire in futuro. Considererei comprensibile se il governo dicesse che con l'oro finanzia un'opera straordinaria, chessò l'alta velocità Roma – Reggio Calabria. Ma quello è un investimento, qui si rischia di andare a cena fuori e non trovare più i mobili al rientro a casa».

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Salvatore Rossi

Il crollo del mercato

Altro argomento spigoloso è poi l'impatto che questa vendita avrebbe sul mercato. Dell'argomento si è occupato proprio il direttore generale di Banca d'Italia, Salvatore Rossi, nel libro "Oro". La vendita delle riserve auree, scrive l'economista – che ha anche chiarito come la decisione spetti ora alla Bce-avrebbe un impatto molto forte sul mercato mondiale dell'oro, visto che attualmente il metallo giallo è tutt'altro che un bene reperibile: «Nel2016 l'offerta totale di oro sul mercato è stata inferiore a 4600 tonnellate. Un aumento dell'offerta di quell'ordine di grandezza (quella delle riserve auree italiane ndr)farebbe crollare vertiginosamente il prezzo. Questa è la ragione per la quale 18 anni fa le principali banche centrali europee concordarono fra loro di razionare eventuali perdite di oro sul mercato in modo, appunto, da non determinare forti oscillazioni del prezzo».

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