POLITICA :

Referendum on line M5s, quel precedente che lascia tutti incerti

di Alessandro Parodi

Il 13 gennaio 2014 si votò sul reato di immigrazione clandestina, e la linea “ufficiale” fu battuta

Oggi dalle 10 alle 19 gli attivisti del Movimento 5 Stelle voteranno sulla piattaforma Rousseau per decidere se Matteo Salvini debba essere o meno processato per il caso della nave Diciotti. Non è la prima volta che gli iscritti alla piattaforma di consultazione online vengono chiamati a esprimersi su questioni politiche spinose. E non è il primo caso in cui la linea ufficiale potrebbe uscire sconfitta. Un caso simile si verificò nel gennaio del 2014, quando, sovvertendo le indicazioni arrivate dai vertici pentastellati, la base votò a favore dell'abrogazione del reato di immigrazione clandestina. Anche allora, quindi, il Movimento si divideva sul tema migranti.

Il 13 gennaio 2014, allora sul blog di Beppe Grillo, si tenne una votazione su un emendamento presentato dai senatori Cioffi e Buccarella, che prevedeva l'abolizione del reato di immigrazione clandestina introdotto con la legge Bossi-Fini. Il provvedimento era stato sconfessato da Grillo e Casaleggio, che sul blog lo avevano definito un'«iniziativa personale». Il 10 ottobre, dopo l'approvazione dell'emendamento in Commissione Giustizia, Grillo e Casaleggio scrissero un post a doppia firma, spiegando il motivo per cui – secondo loro – sarebbe stato sbagliato abrogare quella parte della legge Bossi-Fini:

«Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità. Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia».

Referendum on line M5s, quel precedente che lascia tutti incerti foto 1

I due leader avevano comunque deciso di avviare la consultazione. Circa il 63% dei votanti si era espresso a favore dell'emendamento: i parlamentari del M5S avrebbero quindi dovuto votare a favore dell'abolizione del reato di immigrazione clandestina. Casaleggio si era detto soddisfatto, non evidentemente per il risultato del voto, ma, da teorico della democrazia diretta, per le modalità con cui la decisione era stata presa.

«Così dimostriamo finalmente che non siamo io e Grillo a comandare», aveva dichiarato. Di fatto però la linea dei vertici era stata sconfessata, nonostante il riferimento duro dei due leader alle «percentuali da prefisso telefonico»: insomma, Grillo e Casaleggio avevano ribadito al loro popolo che il Movimento non doveva essere né di destra né di sinistra, perché quello era il mandato elettorale.

Punti di contatto e differenze con il caso del 2014

Oggi come allora la posizione dei vertici pentastellati sulla consultazione è chiara: con l'allegato alla memoria di Matteo Salvini, presentata alla Giunta per le autorizzazioni a procedere, Di Maio, Conte e Toninelli hanno di fatto approvato la scelta del ministro dell'Interno di chiudere i porti alla nave Diciotti, confermando che la decisione è stata assunta da tutto il Governo e trasformando di fatto la votazione online in un referendum sull'operato del governo stesso e del M5S. Quali sono i fattori di contatto? Quali sono le differenze? Si potrebbe ripetere il caso di un testacoda vertici-base?

Ancora una volta le decisioni "calde" vengono demandate alla votazione online. Un modo in qualche modo per deresponsabilizzare i vertici nelle loro decisioni. Il rischio è che però la base sconfessi per la seconda volta, di nuovo sul tema dell'immigrazione, la linea ufficiale. Oggi, al contrario della votazione del 2014, due fattori nuovi sono in campo. In primo luogo il Movimento 5 Stelle è al Governo e dare fare i conti che le responsabilità dell'esecutivo, ma anche con l'alleato forte Salvini.

Secondariamente, il celebre post del "prefisso telefonico" portava in calce la firma di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo: cinque anni di dopo Casaleggio senior non c'è più e Beppe Grillo ieri, con un tweet ironico ( «Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!») ha fatto chiaramente capire di non essere sulla più linea ufficiale del Movimento.