«La sinistra riparta da…», il tormentone rivelatore

di Enrico Mentana

Era inevitabile: dopo la manifestazione di ieri a Milano, duecentomila persone festanti e senza simboli in piazza per l'accoglienza e contro gli egoismi, puntualmente qualcuno ha detto: «La sinistra riparta da Milano». Che non vuol dire niente, perché quella città è sempre stata così, e ha interpretato l'anima più aperta del paese in tema di accoglienza già due anni fa, quando lo scontro era molto più duro, la propaganda anti migranti martellante, e soprattutto la sinistra era al governo, e stava modificando in fretta e furia la sua politica sul tema con l'opera di Minniti.

Milano, con il suo corteo, dimostra semmai che uno spirito di apertura, di aiuto, di disponibilità, di dialogo resiste e anzi cresce dove le cose vanno bene, dove l'economia gira, dove si può studiare e lavorare, dove l'Italia incontra il mondo. Ovvero dove la crisi non ha corroso i principi della convivenza. Milano può permettersi di attirare giovani da tutto il paese, con la prospettiva non illusoria di un ruolo, di un'esperienza, di un riscontro al proprio talento, di un'opportunità di esser messi alla prova, con rispetto naturale di tutte le differenze. Dovrebbe essere così nella norma, non solo a Milano, che così è ed è stata negli ultimi decenni (chiunque l'abbia governata, va detto).

È l'Italia che dovrebbe ripartire da Milano, che peraltro è la città in cui è nato e cresciuto Matteo Salvini. È una città europea in cui i segnali di paura e di ostilità non attaccano. Ma è anche una città in cui la sinistra, dopo Tangentopoli, non ha mai cercato né trovato un leader. E faceva un effetto straniante vedere i candidati alla guida del Pd, in trasferta ieri lì al corteo alla vigilia del voto di oggi, le primarie per eleggere il segretario del partito. Perché quella manifestazione il Pd non l'ha saputa organizzare in questi ormai lunghi nove mesi di opposizione a un governo che sullo stop ai migranti ha investito molto, paralizzato dall'incantesimo della sua stessa sconfitta elettorale di esattamente un anno fa.

Oggi si legge che c'è stato un "risveglio". Ma Milano e quel modo di essere non si sono mai addormentati. È il Pd che è stato narcotizzato dalla batosta elettorale, e la verità è che ci ha messo un anno intero per provare a voltare pagina col voto di oggi. Suscitando in molti un interrogativo legittimo: un partito che non ha avuto i sensori per vedere gli effetti della crisi sociali sulle paure e le pulsioni politiche che percorrevano il paese può davvero rappresentare quella parte degli italiani – non importa come si chiama, o come si chiamerà – che non ha bisogno di "ripartire da", perché non si è mai fermata?