Aumenta l’impiego di energie rinnovabili in Europa: + 10% in 15 anni

di Juanne Pili

Quasi il 20% dell’energia che spendiamo per il riscaldamento in Europa deriva da fonti rinnovabili, con un incremento del 10% rispetto al 2004. Si tratta di dati incoraggianti, se vogliamo risolvere il problema di ridurre le emissioni per contrastare il riscaldamento globale

Le politiche attuate dall’Unione europea per incrementare l’impiego di risorse rinnovabili sembrano aver dato i loro frutti. Stando agli ultimi dati Eurostat, almeno per quanto riguarda riscaldamento e aria condizionata, c’è stato un incremento del 10,4% rispetto al 2004. Nel 2017 gli europei hanno impiegato le rinnovabili nel 19,5% dei casi.

Un'Europa più indipendente

Si tratta di risultati incoraggianti, sia per quanto riguarda la transizione dalle fonti fossili extra-europee a quelle più green, che per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, fondamentali per contrastare il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici. In quest’ottica venne emanata la direttiva europea «2009/28/EC», con obiettivi prefissati per il 2020. Interessante notare un parallelo con Horizon 2020 volto a promuovere la ricerca e l’innovazione: due elementi indispensabili per progredire anche nell’impiego delle energie rinnovabili.

Queste energie, un tempo definite «alternative», sono discontinue e il loro uso può essere limitato dalle condizioni atmosferiche. In parallelo devono essere pensati nuovi sistemi per l’accumulo e rilascio dell’energia quando necessario; magari studiando nuove batterie e celle a combustibile, come stanno facendo egregiamente anche i cinesi, o magari rivalutando regioni del Mondo che prima non sembravano essere utili per lo sforzo energetico.

Aspettando il picco del petrolio

Concentrarsi solo su un genere di fonte rinnovabile sarebbe del resto impensabile, mentre uno degli obiettivi dovrebbe essere quello di promuovere lo sviluppo di città sempre più «intelligenti», dove l’impiego di tutte le fonti viene interconnesso e ottimizzato, come nel modello delle smart city, preso in grande considerazione anche a Milano.

Non parliamo «solo» di una esigenza ecologica, le fonti fossili hanno un grosso limite: non durano in eterno e i costi per la loro estrazione e raffinazione aumenteranno sempre di più, come previsto nel modello noto come «picco di Hubbert», citato spesso quando si parla di «picco del petrolio».

Insomma, stando a previsioni che devono comunque essere prese con le pinze, ci avviciniamo sempre più a una fase in cui le risorse fossili saranno sempre più costose per la nostra economia, senza che si arrivi necessariamente ad esaurirle. Si tratta di un problema sul quale tendiamo a riflettere troppo poco e a fasi alterne.