Blutec, arrestati i vertici di Termini Imerese. Sequestrati beni e azienda per 16 miloni

di Redazione

Al centro del caso, la restituzione di 20 milioni a Invitalia. Il presidente del consiglio di amministrazione e l’Ad della società che si è insediata nell’ex stabilimento Fiat si trovano ora ai domiciliari

Malversazione ai danni dello Stato. Questo il reato contestato al presidente del consiglio di amministrazione e all'amministratore delegato della Blutec di Termini Imerese, la società che si è insediata nell'ex stabilimento Fiat. I due si trovano ora agli arresti domiciliari ed è in corso sequestro dell'intero complesso aziendale e dei beni per oltre 16,5 milioni di euro.

Il blitz è scattato nell'ambito di un'attività investigativa coordinata dalla procura della Repubblica di Termini Imerese ed è stato condotto dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo che hanno eseguito l'ordinanza emessa dal gip Termitano.

L'accusa per i vertici di Blutec

Il presidente e l'amministratore delegato della Blutec Roberto Ginatta e Cosimo Di Cursi devono rispondere della sparizione di gran parte della somma – tra i 20 e 21 milioni – che lo Stato, attraverso Invitalia, aveva affidato all'azienda per favorire il rilancio del sito di Termini Imerese. Da qui il sequestro di oltre 16,5 milioni, coni sigilli apposti all'intera società con sede in provincia di Torino, a Rivoli.

Risale allo scorso 5 marzo l'ultimo incontro al ministero dello Sviluppo economico che doveva chiarire il futuro dell'ex stabilimento Fiat e un nuovo incontro era stato fissato per il 9 aprile. Sul tavolo i vertici dell'azienda avevano messo un presunto interessamento di due imprese cinesi.

Il punto cruciale della vertenza è legato proprio alla mancata attuazione del piano industriale sottoscritto al ministero e sul quale Invitalia ha investito 20 milioni e che ha generato la richiesta della società pubblica di rientro da parte di Blutec del finanziamento. Richiesta disattesa.

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La mancata attuazione del piano industriale

A novembre l'impresa aveva presentato l'ennesimo progetto di rilancio del polo industriale palermitano che prevedeva l'occupazione di 694 lavoratori entro il 2020, con un cronoprogramma che avrebbe dovuto garantire l'ingresso di 115 lavoratori a dicembre 2018, di altri 100 a settembre 2019 e infine degli ultimi 344.

Questi obiettivi sarebbero stati garantiti dalla eventuale conferma di tre iniziative industriali: elettrificazione del modello Doblò, del modello Ducato e assemblaggio delle batterie Samsung.

Le rassicurazioni di Di Maio: «Lavoratori vittime, non li abbandoneremo»

«Gli arresti del management della Bluetec di Termini Imerese confermano alcune perplessità sui piani d' investimento. Non abbandoniamo i lavoratori che sono le vittime di questa storia. Dobbiamo prima di tutto metterli in sicurezza». è la reazione del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, appena appresa la notizia degli arresti e del sequestro dell'azienda.

«Ho già dato mandato agli uffici del ministero – ha aggiunto – di contattare l'amministratore giudiziario per salvaguardare i livelli occupazionali. Settecento famiglie sono in grande apprensione».