La corsa a ostacoli per la cittadinanza. Diventare cittadini italiani è difficile, ma si può

Anni di attesa, documenti da consegnare e fedina penale pulita: una piccola guida sui requisiti per ottenere la cittadinanza italiana, andando oltre lo ius sanguinis

Ius sanguinis e ius soli. Partiamo da due espressioni latine per capire cos’è effettivamente la cittadinanza italiana e come si può fare richiesta per ottenerla. Lo ius soli è l’istituto che garantisce la cittadinanza a chiunque sia nato su quel territorio. Gli Stati Uniti e quasi tutti i Paesi del continente americano hanno adottato lo ius soli nei loro ordinamenti. Ma non è il caso dell’Italia.

Nel nostro Stato e nella maggior parte dell’Europa si applica lo ius sanguinis, vale a dire il diritto di acquisire la stessa cittadinanza dei genitori, a prescindere dal luogo dove si nasce. Quindi i ragazzi come Rami, il tredicenne che ha salvato i suoi 50 compagni di scuola riuscendo a telefonare ai carabinieri mentre era sull'autobus dirottato, non sono cittadini italiani: benché sia nato e cresciuto a Crema, non ha acquisito la cittadinanza italiana perché suo padre è egiziano.

Eppure Rami potrebbe ottenerla. Come? Nell’ordinamento italiano, è vero, vige lo ius sanguinis: ma ci sono delle modalità per, come di dice in gergo tecnico, acquistare la cittadinanza italiana. In molti casi bisogna fare una domanda scritta, versare un contributo di 200 euro e inoltrare il tutto al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno. Procediamo con ordine.

Acquisizione automatica

Il nostro ordinamento prevede l’acquisizione automatica nei seguenti casi:

  • Nascita da almeno un genitore italiano;
  • Nascita sul territorio italiano, ma solo quando i genitori sono ignoti, apolidi, se non possono trasmettere la cittadinanza al figlio per motivi giuridici o se il minore è stato rinvenuto in condizione di abbandono nel nostro Paese;
  • Adozione, nel caso di minorenni adottati da un cittadino italiano.

Acquisizione su domanda

Il giovane studente di Crema, Rami, non potrebbe ottenere la cittadinanza. Secondo la legge numero 91 del 5 febbraio 1992, quella che regola l’acquisizione della cittadinanza, ci sono diverse modalità per ottenerla. La legge prevede che i processi per la concessione si concludano entro i due anni dalla presentazione della domanda.

Matrimoni

Gli stranieri possono presentare domanda se, una volta sposati, risultano:

  • residenti legalmente in Italia da almeno 12 mesi con moglie o marito italiano e hanno figli nati sul territorio o hanno adottato il figlio del coniuge;
  • residenti legalmente in Italia con il cittadino italiano da almeno 24 mesi se non hanno figli;
  • residenti all’estero, dopo 18 mesi di matrimonio con il cittadino italiano in presenza di figli nati o adottati;
  • residenti all’estero dopo 36 mesi dalla data di matrimonio con un coniuge italiano.

Condanne penali in Italia o all’estero che prevedono una pena superiore a un anno comportano la perdita del diritto.

Residenza

Se sposarsi agevola l’acquisizione della cittadinanza, si può prescindere dal matrimonio e far valere nella propria domanda soltanto il principio di residenza. Tale domanda, presentata dalla prefettura, deve essere approvata dal ministero dell’Interno e viene accolta in presenza dei seguenti requisiti:

  • Straniero, ma nato in Italia e vi ha risieduto legalmente per almeno tre anni, può presentare domanda al compimento della maggiore età. Questo è il caso di Rami;
  • Straniero, non nato in Italia ma che ha un genitore o un ascendente in linea retta di secondo grado che sia cittadino italiano per nascita. Anche in questo caso bisogna aver risieduto per tre anni nel territorio italiano;
  • Straniero, ma maggiorenne adottato da cittadino italiano e ha risieduto in Italia per almeno cinque anni successivi all'adozione;
  • Aver prestato servizio, anche all’estero, per almeno cinque anni come dipendente di un organo dello Stato italiano;
  • Cittadino dell’Unione europea che ha vissuto in Italia negli ultimi quattro anni;
  • Apolide o rifugiato politico residente in Italia da almeno cinque anni;
  • Tutti gli stranieri che hanno risieduto legalmente in Italia per almeno dieci anni;

Tutti i cittadini stranieri che rientrano in una di queste sette categorie devono dimostrare di avere o un reddito personale o un reddito del nucleo familiare.

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Cittadinanza per meriti

Ci sono delle eccezioni, e in questo campo si concretizza la richiesta del papà di Rami di conferire la cittadinanza a suo figlio. Nel caso in cui il cittadino straniero compia azioni di coraggio in difesa di altre persone o della Nazione italiana, se mostra di aver difeso in maniera disinteressata le leggi dello Stato o abbia raggiunto alti meriti in campo culturale, il ministro dell’Interno può proporre al Consiglio dei ministri di deliberare nel merito. La proposta, che può anche arrivare da enti, associazioni o personalità illustri, passa poi al Presidente della Repubblica, il quale, sentito il parere del Consiglio di Stato, può concedere la cittadinanza italiana.