Il sabato nero di Milano, la commemorazione al Monumentale: «Non possono vietarla, è un saluto ai caduti» – Il video

Abiti scuri, teste rasate e mani dietro la schiena, centinaia di nostalgici del fascismo si sono schierati davanti alla cripta degli squadristi, fatta erigere da Mussolini nel 1925. Anci: «Scandaloso che questura e prefettura abbiano permesso il pellegrinaggio dei reduci della Rsi al Monumentale»

È il sabato nero di Milano quello andato in scena al cimitero Monumentale dove in centinaia tra nostalgici del ventennio e reduci si sono radunati in occasione del centenario della fondazione dei Fasci di combattimento. «Cento anni di giovinezza, cento anni da quella primavera di piazza San Sepolcro», è stato l’invito girato con cautela sui canali social degli interessati. Il sabato nero di Milano, la commemorazione al Monumentale: «Non possono vietarla, è un saluto ai caduti» foto 4

Un’adesione che è arrivata col passaparola di gruppi organizzati, come l’associazione Memento, per evitare che quella direttiva del comitato dell’ordine e della sicurezza pubblica di vietare ogni manifestazione commemorativa potesse essere di intralcio e rovinare un appuntamento altamente simbolico per i nostalgici del ventennio.

E, infatti, il timore che i fascisti del nuovo millennio e i reduci della Repubblica di Salò, alla fine, potessero essere fermati dalle forze dell’ordine c’è stato fino all’ultimo: «I ragazzi non arrivano? Sono mica stati bloccati da qualcuno?», sono le parole di uno dei più anziani degli organizzatori della commemorazione.

E invece eccoli sfilare uno dopo l’altro, abiti scuri, teste rasate e occhiali da sole che poi tolgono in segno di rispetto giunti davanti alla cripta degli squadristi, fatta erigere da Mussolini nel 1925. E si dispongono su file ordinate, le mani strette dietro la schiena. 

«Viva l’Italia». Così si chiude il messaggio di benvenuto alle centinaia di giovani fascisti arrivati da diverse parti di Italia, schierati davanti al mausoleo. Come da programma, saluto romano vietato: solo un mettersi sull’attenti all’unisono al termine della cerimonia di commemorazione.

Il sabato nero di Milano, la commemorazione al Monumentale: «Non possono vietarla, è un saluto ai caduti» foto 1

Open |La sfilata di Memento e Casapound al Monumentale

Il presidio delle sigle antifasciste

E, come da programma, le forze dell’ordine hanno aspettato l’uscita di tutte le sigle antifasciste che dalle prime ore della mattina si sono radunate al cimitero Monumentale con banda al seguito da cui sono uscite le note di Bella ciao e di altre canzoni partigiane. Centinaia e centinaia di persone hanno presidiato fino alle prime ore del pomeriggio l’intera area con l’intento di bloccare l’iniziativa dei militanti di destra.

«Scandaloso che questura e prefettura abbiano permesso il pellegrinaggio dei reduci della Rsi al Monumentale», ha commentato Roberto Cenati, presidente del’Anpi provinciale di Milano, che aveva inaugurato la manifestazione Uniti contro il sabato nero, per rendere omaggio alle vittime della persecuzione nazifascista.

«Lo scandalo non è solo rappresentato da chi commemora – ha proseguito – ma anche dalle pubbliche autorità che continuano a permettere manifestazioni fasciste in luoghi pubblici». Ma – stando agli organizzatori – trattandosi di commemorazione “funebre”, e non di manifestazione commemorativa, non poteva essere vietata.

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Il manifesto

A lasciar intendere che non si trattasse di una semplice commemorazione funebre ma di qualcosa di più, una sorta di manifesto pubblicato in occasione dei cento anni dalla nascita dei fasci di combattimento da Gabriele Adinolfi, tra i fondatori di Terza Posizione, movimento neofascista nato a Roma nel 1978. All’epoca, unito nello stesso progetto, c’era anche Roberto Fiore, attuale leader di Forza Nuova che oggi ha sfilato a Prato

Alcuni passaggi del manifesto: 

Cent’anni da quella Primavera di piazza San Sepolcro. 
Lì, un pugno di arditi, di futuristi, di sindacalisti rivoluzionari, avviò una Rivoluzione assolutemente inedita. La più mediterranea e la più antico-romana delle idee. Lo spirito plasmò la materia, tramite la volontà. La scanzonata leggerezza unita alla gravitas romana espresse qualcosa di antico e di nuovo. La Poesia forzò la Grammatica e – come nei cicli della ierogamia in cui, all’equinozio, si fecondava la terra – l’Italia fruttificò.

Troppo grande, oggi, è tutto questo per noi. Possiamo solo celebrarlo ma, anche solo per quello, dobbiamo agire seriamente su noi stessi. Altrimenti saremo buffoni o mistificatori. Proviamoci, almeno per una volta. Sono richiesti: umiltà, modestia, impersonalità, disciplina e spirito di cameratismo. Almeno per un giorno dovrà essere qualcosa di diverso dal solito struscio all’insegna del narcisismo, del confronto e dell’autocompiacimento. Superare ogni Io è la consegna! Ogni Io individuale, di gruppo, di sigla, di comitiva, di organizzazione. Tornare ad essere una cosa sola, a prescindere da sigle, città, regioni, ombelichi. 

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La targa di Memento rimossa

Intanto, la scorsa notte, la polizia locale ha rimosso una «targa di aperta apologia del fascismo» affissa abusivamente da Memento sulla cripta degli squadristi fatta erigere da Mussolini. La targa in ottone, con il simbolo della costola della formazione di Lealtà e azione, era stata affissa per ricordare i «giovani che dedicarono tutto alla patria e all’idea immortale».

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