Eredità e donazioni: tassare i patrimoni può servire a redistribuire la ricchezza?

Il patrimonio medio lasciato agli eredi, in Italia, ammonta a circa 300 mila euro. Negli ultimi vent’anni è aumentato di quasi 5 mila euro all’anno. Tassare il passaggio generazionale, cioè il trasferimento da una generazione a quella successiva, potrebbe riequilibrare le disuguaglianze economiche. Con il rischio, però, di frenare l’iniziativa privata e le libertà di una società capitalista  

L’Italia è un Paese che non cresce, anzi: siamo in recessione tecnica; gli istituti di credito non navigano in acque tranquille e, insieme al debito pubblico, aumenta lo spread. In parole povere? I tassi di interesse sui titoli di Stato generano un macigno economico che graverà sulle spalle delle future generazioni. In questo contesto, ma già dopo la crisi dei mutui sub-prime del 2007, gli italiani hanno avuto una boa a cui aggrapparsi. Le nostre famiglie, in media, hanno un patrimonio tra i più alti al mondo. Pochi debiti privati, proprietà immobiliari e conti correnti che garantiscono ai più di non finire per strada anche nei momenti più bui. E che hanno evitato situazioni di emergenza che si sono verificate in altri Paesi. 

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Gli italiani primeggiano per ricchezza pro-capite, intorno ai 143 mila euro. Ma dietro quel numero si nasconde anche una diseguaglianza economica in crescita: nel 1995, circa mezzo milione di italiani (l’1% della popolazione) possedeva il 20% della ricchezza complessiva dei privati cittadini. Nel 2016 quello stesso numero di persone è arrivato a detenere il 25% della ricchezza. Negli ultimi tempi è tornata di moda la parola “patrimoniale”: se ne parla spesso, anche con timore, in un certo senso giustificato dato che si tratta di un prelievo forzoso sui risparmi che i cittadini sono riusciti a mettere da parte nel corso della propria vita.

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Introiti delle imposte sulle successioni (escluse imposte sugli immobili) in rapporto agli introiti fiscali totali – Grafico di Forum DD

Sia chiaro, nessuno dice di mettere i soldi sotto il materasso. Ma è doveroso fare un ragionamento per affrontare il tema di redistribuzione di ricchezza. Secondo il forum diseguaglianze e diversità, l’eredità è uno di quei fattori che contribuisce ad aggravare il divario tra i ricchi sempre più ricchi e le persone condannate a non risalire l’ascensore sociale.

Secondo il report, i lasciti per gli eredi continuano a crescere: il loro ammontare medio ha raggiunto 300 mila euro nel 2016 e sono aumentate anche le eredità di oltre un milione di euro. Ogni volta che c’è una donazione o la dipartita di qualcuno, c’è un trasferimento di ricchezza che, secondo il forum, dovrebbe essere tassata proprio per ridurre le disuguaglianze

“Disuguaglianze e diversità” sottolinea come il rapporto tra ricchezza privata e reddito sia tra i più alti al mondo: 7 a 1. Vale a dire che per ogni euro di reddito guadagnato, ci sono 7 euro di ricchezza accumulata. Ciò è dovuto al fatto che gli italiani sono da sempre grandi risparmiatori e, nello scenario comune, la più grande stabilità per una famiglia è data dal possedere una casa. 

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In Italia, nel 2015, erano necessari circa 7 anni di reddito nazionale per equiparare il valore della ricchezza privata accumulata – Grafico di Forum DD

Per ridurre questo differenziale, a ogni modo, la strada giusta non può essere aumentare le tasse su un patrimonio che, per essere accumulato, è già stato (pesantemente) tassato. Piuttosto, sarebbe giusto aumentare i redditi nazionali, praticamente fermi da anni. 

È vero che i millennials (nati tra il 1980 e il 1995) e la net generation (nati dal 1995 al 2015), nonostante il calo demografico, sono tra le generazioni che riescono ad accumulare meno ricchezza finanziaria rispetto ai giovani di altre epoche. Il risultato è che i ragazzi risultano dipendenti dalla ricchezza messa da parte dai propri genitori e questo effettivamente incide sulle opportunità (studi, viaggi, disponibilità a vivere lontano da casa). 

Ma lo stesso documento del forum fa notare come nel 1977 solo il 22% delle famiglie dichiarava di aver ricevuto un immobile in eredità o in regalo. Oggi la percentuale è salita al 33%. L’obiettivo, però, deve essere quello di far sì che ognuno sia in grado di acquistare un immobile per poi lasciarlo ai propri figli, non (tar)tassare chi lo riceve da un proprio caro. 

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Anche perché, forse questo aspetto molti lo ignorano, chi possiede una casa ha versato e verserà per tutta la vita più contributi. Ecco la sfilza di sigle che si traducono in uscite annuali per i proprietari: Imu, Tari, Tasi. Non è finita qui, perché quando un genitore lascia un immobile al proprio figlio, su quell’abitazione al momento dell’acquisto ha già versato l’Iva, l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria e l’imposta catastale.

Non si può pretendere di redistribuire la ricchezza solo con una patrimoniale o aumentando le imposte sulle successioni. Quelle entrate statali non farebbero altro che andare a coprire politiche di assistenzialismo senza visione a lungo termine e mance elettorali alla popolazione (di ogni colore politico). Dovrebbero essere le riforme a facilitare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro, a rendere più meritocratica la società italiana e a facilitare l’iniziativa imprenditoriale.

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Oggi in Italia nel caso di eredità trasferite in linea diretta (tra coniugi o genitori e figli) solo per la parte che eccede la franchigia di un milione di euro vi è un’aliquota del 4% da versare. Se l’eredità invece passa tra fratelli e sorelle, si paga un’aliquota del 6% per le cifre superiori ai 100 mila euro. L’aliquota rimane al 6% se la successione avviene con altri parenti di quarto grado (zii, cugini, suoceri e cognati), ma si applica su tutta l’eredità, senza franchigia. Per gli immobili si pagano ulteriori tasse: un’imposta ipotecaria del 2% più un’imposta di voltura catastale pari all’1%.

Aumentare le tasse su eredità e donazioni porterebbe lo Stato a incassare più soldi da chi già ha accumulato ricchezza: ma ha senso parlarne senza aver prima approvato misure per i giovani affinché possano ripartire tutti da una base più meritocratica? Ha senso penalizzare due genitori che hanno risparmiato, hanno fatto rinunce per garantire ai propri figli una certa sicurezza economica? Sì, ma questo significa ripensare radicalmente una società che sia basata sul capitalismo, e per farlo ci vuole tempo e gradualità.

Il patrimonio immobiliare è una delle maggiori sicurezze attorno alle quali ruotano i nuclei familiari. I risparmi sui conti correnti, non sono altro che la somma di redditi già super tassati, visto che in Italia il cuneo fiscale ha raggiunto quasi il 50%. Il rischio di prelievi alla Robin Hood è di porre un freno all’iniziativa imprenditoriale di chi ha come obiettivo il benessere dei propri cari. L’amore per un figlio riesce a smuovere tutto, anche l’economia. 

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