Istat: «Italia in recessione, Pil ancora in calo», Mauro Pisu: «È urgente creare nuovi posti di lavoro»

Il governo: «È il risultato di fallimenti del passato». Pronta la risposta di Carlo Padoan: «Sono dichiarazioni infami e ignoranti. I dati parlano chiaro. L’andamento negativo è cominciato con la nuova maggioranza e con l’impatto dello spread»

Le attese si sono avverate: come ha anticipato la sera del 30 gennaio il primo ministro Giuseppe Conte, il Pil nell'ultimo trimestre del 2018 ha registrato un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. È il secondo trimestre consecutivo di contrazione: nel periodo luglio-settembre il prodotto interno lordo italiano era diminuito dello 0,1%. «La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi», dicono dall'Istat. «Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale e un apporto positivo della componente estera netta».

Istat: «Italia in recessione, Pil ancora in calo», Mauro Pisu: «È urgente creare nuovi posti di lavoro» foto 2

 Mauro Pisu, senior economist dell'Ocse

Open ha chiesto un commento a Mauro Pisu, economista dell'Ocse che si occupa della macroarea Italia-Grecia: «In linea generale queste stime potrebbero confermare l’indebolimento dell’economia italiana, già in atto dal terzo trimestre 2018. I dati dell’Istat sono piuttosto limitati, ma da fonti dell’istituto si apprende che è la componente nazionale che pone un freno alla crescita del Pil».

Quindi dott. Pisu, come dice l'Istat, dobbiamo prendere atto del dato positivo delle esportazioni nette?

«La componente estera, ovvero il Net Exports, avrebbe dato un contributo positivo all'economia. Ma attenzione: si parla di esportazioni nette, ovvero calcolate sottraendo le importazioni alle esportazioni totali. Quindi il Net Exports è positivo, ma non significa che le esportazioni stiano crescendo, perché magari le importazioni possono essere diminuite semplicemente di più delle esportazioni e il dato resta in positivo. I dati mensili dell’export ci dicono che anche questo fattore è in diminuzione negli ultimi mesi. Quindi anche a livello macroeconomico l’export può aver contribuito al calo del Pil. L’Istat però non pubblica la decomposizione della componente nazionale, cioè non abbiamo i numeri per consumo privato, pubblico e investimenti. Quello che occorre chiedersi è se gli investimenti sono veramente calati, perché per adesso abbiamo solo i dati di metà 2018, in cui il Pil è stato sostenuto molto da investimenti ed esportazioni».

Non basta che il Net Exports sia positivo?

«Assolutamente no. Sono gli investimenti a essere essenziali e i dati della produzione industriale, disponibili mese per mese, in effetti segnano una contrazione della produzione di beni strumentali che poi a livello macroeconomico vengono calcolati nelle stime degli investimenti. Per questo deve preoccuparci un calo di questi ultimi».

Quali sono a suo parere le cause del calo del Pil?

«Le cause possono essere due principalmente, una causa interna e una esterna. A livello interno c’è un affievolimento della crescita dei consumi privati, dovuto all’occupazione che non sta aumentando: purtroppo è stabile da mesi e di conseguenza le imprese tagliano i piani di investimento. Per riassumere la causa interna, il calo del consumo privato si riverbera nei piani di investimento delle imprese. Per quanto riguarda la causa esterna, l’Italia va considerata come un Paese il cui tessuto produttivo è molto connesso all’Austria, alla Germania e anche all’Est Europa: l’Italia ha un vantaggio competitivo nella produzione e nell’esportazione di beni strumentali. Quindi è chiaro che una diminuzione dell’attività economica soprattutto tedesca ma anche europea in generale possa aver influito in maniera notevole sul Pil italiano. I dati mensili dell’export ci dicono che anche questo fattore è in diminuzione negli ultimi mesi. Quindi anche a livello macroeconomico l’export può aver contribuito al calo del Prodotto interno lordo».

Come si può invertire la rotta negativa?

«Il rilancio dei consumi interni dovrebbe avere un effetto positivo su tutta l’economia e anche sugli investimenti. Potrebbe controbilanciare la debolezza della domanda interna. Quindi, la prima cosa è far ripartire con urgenza la crescita dell’occupazione. Bisogna vedere se questa riforma dei centri per l’impiego avrà davvero degli effetti positivi: se aumentano gli occupati, aumentano i consumi interni e di conseguenza gli investimenti. È questo il paradigma che può far tornare a crescere il Pil».

Istat: «Italia in recessione, Pil ancora in calo», Mauro Pisu: «È urgente creare nuovi posti di lavoro» foto 1

Il ministro dell'Economia e delle finanze Giovanni Tria

Dopo due trimestri in cui il Pil viaggia con percentuali negative, si può parlare di recessione tecnica. Ma palazzo Chigi, attraverso una nota, scarica le responsabilità sui governi precedenti: «La nostra manovra è entrata in vigore meno di un mese fa. Reddito di cittadinanza e quota 100 produrranno i loro effetti da aprile. È evidente a chiunque che la recessione tecnica del terzo e quarto trimestre 2018 è il risultato di fallimenti del passato».

Non si è fatta attendere la risposta di Carlo Padoan, ex ministro dell'Economia e oggi deputato del Partito Democratico: «Quelle di Palazzo Chigi sono dichiarazioni infami e ignoranti. I dati parlano chiaro. L'andamento negativo è cominciato con la nuova maggioranza e con l'impatto dello spread».

Video Agenzia Vista

«Non credo ci sarà bisogno di correggere le stime per il 2019, nonostante la congiuntura economica difficile e considerando anche la guerra dei dazi». Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio in conferenza stampa la mattina del 31 gennaio.

Glossario

Recessione: è una fase economica caratterizzata da un Pil più basso di quello che dovrebbe essere se i fattori produttivi fossero utilizzati in maniera completa ed efficiente.

Pil: è il valore di tutto ciò che un Paese produce. Può essere considerato il reddito di una nazione e si calcola sommando tutti gli stipendi, i compensi, i dividendi, la produzione, l’import, l’export e il valore aggiunto che, in estrema sintesi, è la differenza fra ciò che si compra dall’esterno, ad esempio energia elettrica, materie prime, e quello che si fattura a prodotto finito.

Net Exports: è la traduzione inglese di esportazioni nette. Si calcola prendendo il valore delle esportazioni totali di un Paese e sottraendo il valore delle sue importazioni totali. È un indicatore utilizzato per calcolare le spese di uno Stato o il Prodotto interno lordo in un'economia aperta.

Beni strumentali: sono gli investimenti che l'azienda utilizza per il suo funzionamento. Si tratta ad esempio di fabbricati, macchinari, impianti, autoveicoli, brevetti e merci varie.