Decreto Crescita: il dietrofront del governo (e due proposte concrete)

Nella bozza del dl Crescita rispunta il super ammortamento che il governo stesso aveva cancellato nella legge di bilancio 2019. Ma reintrodurlo non basta, occorre favorire formazione e nuova organizzazione del lavoro

A volte ritornano. Nella bozza del decreto crescita discussa al Consiglio dei ministri è contenuto il ripristino del super ammortamento per l’acquisto di macchinari. Lo stesso strumento che era stato cancellato proprio dal governo nella scorsa Legge di Bilancio.

Una scelta molto criticata dal mondo delle imprese che aveva aumentato gli investimenti in beni strumentali cercando di innescare processi di innovazione o di sostituzione di macchinari obsoleti.

Il super ammortamento

Il super ammortamento, sembra, sarà nuovamente al 130%. In poche parole una impresa che acquista un macchinario al prezzo di 10mila euro potrà dedurre fiscalmente un valore di 13mila.

Si tratta di un provvedimento che, insieme all’iper ammortamento al 250% per l’acquisto dei beni legati a Industria 4.0, aveva fatto crescere notevolmente gli ordinativi delle industrie nel 2017 e nel 2018.

Era stato cancellato solo tre mesi fa per recuperare risorse per interventi come Quota 100 e Reddito di cittadinanza, ma oggi, con i dati economici che giorno dopo giorno dipingono uno scenario sempre più cupo e negativo, sembra tornato.

Un passo indietro?

Potrà apparire un dettaglio, una piccola misura all’interno di un decreto di 80 pagine con molti provvedimenti, ma non lo è. Un passo indietro su una scelta della scorsa Legge di Bilancio è inevitabilmente una ammissione di errore, l’errore di aver scommesso quasi unicamente su provvedimenti non espansivi (pensioni e povertà) e che richiederebbero tempo anche se portassero effettivamente risultati positivi.

Risultati positivi che, nel contesto di crescita attuale, non possono arrivare se non accompagnati da interventi mirati. Gli oltre 100mila posti di lavoro che si stanno liberando con le domande per Quota 100 difficilmente si trasformeranno in nuove assunzioni viste le condizioni di crescita attuali, così come difficilmente le oltre 500mila persone che han fatto domanda per il Reddito di cittadinanza troveranno un posto di lavoro oggi.

È il momento di un cambio di rotta

Ed è difficile sostenere oggi che il Decreto Crescita si è reso necessario a causa della situazione economiche che è drasticamente mutata da dicembre ad oggi, tutti i segnali erano chiari. Si sono persi semplicemente tre mesi, occorre riconoscerlo.

Ora è il momento però di un cambio di rotta, riconosciuto pubblicamente o meno. E un cambio di rotta che non sia un semplice ritorno a quanto già previsto precedentemente, si è fatto un passo indietro ora ne servono due avanti.

Il tutto a partire da un dato che l’Istat ci ha riportato qualche giorno fa: la produttività in Italia è ferma dall’inizio degli anni Duemila. E se guardassimo ancora più indietro scopriremmo che questa stagnazione dura dall’inizio degli anni Novanta.

L’innovazione tecnologica da sola non basta

Il tema è complesso e non esistono ricette nel breve termine, ma una cosa è chiara: l’innovazione tecnologica da sola non basta. Reintrodurre il super ammortamento è un primo passo, un segnale importante e una boccata d’ossigeno per le imprese. Ma occorre fare una scelta ancora più coraggiosa e cioè investire sulla produttività del lavoro.

Come? Ci sono almeno due strade: formazione e organizzazione del lavoro. Nel 2019 è stato confermato il credito di imposta per la formazione su temi dell’Industria 4.0, ma sono stati ridotti gli importi e le aliquote soprattutto per le grandi imprese.

Tornare alle regole del 2018, magari ampliando i benefici

Un primo passo, visto che il governo è in vena di passi indietro, potrebbe essere tornare alle regole del 2018, meglio ancora ampliando i benefici. Sull’organizzazione del lavoro anche qui sarebbe semplice introdurre un credito di imposta per sostenere i costi di quelle forme di riorganizzazione, concordate tra impresa e sindacati, che consentano di migliorare insieme le produttività e il coinvolgimento dei lavoratori, magari con schemi efficaci e innovativi di partecipazione organizzativa.

Due misure dai costi non eccessivi, delle quali soprattutto i giovani potrebbero beneficiare, che possono nel medio-lungo termine rilanciare la produttività e le competitività delle imprese. Per non trovarsi tra altri tre mesi ad ammettere nuovi errori, quando ormai potrebbe essere troppo tardi.