Il Viminale grida «al lupo»: via libera all’abbattimento. Stop delle associazioni

«Non attaccano dai tempi di Napoleone, denunceremo chi li uccide». L’Enpa commenta così la nuova circolare del Viminale che dà il via libera all’abbattimento dei lupi. Pochi giorni fa anche il ministro dell’Ambiente si era detto contrario

In una circolare inviata ai commissari di Governo delle Province di Trento e Bolzano e al presidente della Regione Valle d’Aosta, il capo di Gabinetto del ministro dell’Interno Matteo Salvini, Matteo Piantedosi, ha dato il via libera all’abbattimento di lupi, specie protetta dalla legge 357 del 1997. Il via libera è soltanto «a condizione che sia stata verificata l’assenza di altre soluzioni praticabili», ma è già scontro nel Governo e con le associazioni.

Per la presidente dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) Carla Rocchi, «Non c’è nessuna emergenza, se non quella creata ad arte per guadagnare qualche voto in più alle prossime elezioni». Rocchi contesta quanto sostenuto dal Viminale, ovvero che un aumento della presenza di lupi vicino ai centri abitanti abbia procurato danni economici agli allevatori e diffuso panico e preoccupazione nella popolazione. 

«I lupi non rappresentano emergenza di ordine pubblico: nel 2018, dice Eurac Reserach, in Trentino ci sono state 65 predazioni, con 76.500 euro di indennizzo – continua Ronchi – Sono invece un preziosissimo equilibratore biologico, perché con la loro attività predatoria mantengono in equilibrio le popolazioni degli altri selvatici».

Soltanto il 2 aprile il ministro dell’Ambiente Sergio Costa aveva annunciato un nuovo piano per la conservazione e gestione del Lupo in Italia. Occasione in cui il ministro aveva ribadito che «non servono gli abbattimenti».

La strategia prevista dal ministero dell’Ambiente puntava a fornire assistenza tecnica all’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per il monitoraggio della popolazione dei lupi, nel rispetto e la tutela della biodiversità. Come aveva dichiarato il ministro Costa: «Occorre conoscere con la maggiore precisione possibile quanti lupi abbiamo in Italia, perché spesso si grida «al lupo, al lupo» ma si tratta di ibridi o di cani vaganti».

Leggi anche