Il consigliere dei sovranisti: Steve Bannon raccontato dalla regista che lo ha seguito per 13 mesi

di Riccardo Liberatore

«Quando eravamo a Roma un giorno gli si è avvicinato un uomo che lo ha ringraziato dicendo che stava ponendo le basi per una nazione più forte. Mi sono venuti i brividi». Il ritratto dell’ex stratega di Donald Trump da parte di Alison Klayman

Verso la fine del suo documentario, di fronte all'ennesima dichiarazione propagandistica di Steve Bannon, Alison Klayman smette di essere, solo per un istante, osservatrice silenziosa e costringe Bannon a fare i conti con l'evidenza: «Non fai altro che estremizzare il dibattito, facendo passare per vittima chi non lo è». La risposta di Bannon è racchiusa in un sorriso compiaciuto.

Nelle ultime settimane Klayman è passata anche da Milano per promuovere il suo documentario inchiesta su Bannon - The Brink, in italiano Sull'orlo dell'abbisso (Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema) - il prodotto di circa 13 mesi passati in compagnia dell'ex guru di Trump, diventato consigliere dei sovranisti d'Europa, a cominciare da Matteo Salvini e Giorgia Meloni in Italia.

Alison Klayman, secondo lei Bannon davvero credeva che il documentario potesse danneggiarlo?

No, credo sia abbastanza egoista e arrogante da non essere particolarmente attento su questo fronte. Credo si immaginasse che il film sarebbe stato piuttosto critico perché la mia produttrice gli ha più volte ricordato che non condividevamo le sue idee politiche, ma credo che fosse abbastanza abituato a un certo tipo di critiche e credo che in fondo gli facciano piacere perché lo fanno sentire importante. È come quando disse al partito di Marine Le Pen, "Se vi chiamano razzisti, andatene fieri, portatelo come una medaglia d'onore". Non credo che lui abbia la percezione di essere patetico, come mi sembra di capire venga percepito

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Alison Klayman, la regista di The Brink – Sull'orlo dell'abbisso

Nel film però non appare come una persona patetica ma, piuttosto, capace e affabile

Si, è vero. Credo che gli spettatori si aspettano di vedere uno stratega brillante, la leggenda, colui che è riuscito a portare Donald Trump nella Casa Bianca, e quindi possono avere questa reazione. Si tratta di un uomo pieno di iniziativa, ossessionato dal proprio lavoro. Ma soprattutto è un nemico formidabile in quanto è una persona disposta a dire qualsiasi cosa se la sua strategia lo legittima. Non credo abbia davvero una bussola morale: dice di agire nell'interesse del popolo, ma non credo che le sue politiche tutelano davvero gli interessi di coloro che sono particolarmente vulnerabili dal punto di vista socio-economico

Ma secondo lei Bannon è alla ricerca di gloria personale? O crede davvero nella Rivoluzione populista?

Credo che insegua entrambe le cose. Non lo vedrei semplicemente come un ideologo. È senz'altro anche un gran venditore. Molte delle cose che fa – per esempio la sue amicizie miliardarie – sono in contrasto con il suo messaggio: non è un puro ideologo. Credo che a lui interessi sicuramente proiettare un'immagine di sè come di "un uomo che ha fatto la storia"

Parlando di amicizie miliardarie, una delle figure che appare più volte nel film è l'ex capo di Goldman Sachs, John Thornton. Che rapporto c'è tra i due?

Hanno un rapporto personale dai tempi di Goldman Sachs. Thornton ha un rapporto stretto con la Cina. Non ho avuto modo di passare molto tempo con lui, ma l'impressione che ho avuto è che Thornton vorrebbe avere un ruolo in politica, e che Bannon potrebbe essergli utile in questo. Chiaramente Thornton non si sente minacciato dal futuro sognato da Bannon

Bannon si circonda di pochi fedeli, come suo nipote Sean, i quali tratta a volte in modo piuttosto brusco e autoritario. 

Sì, non ha una grande operazione alle spalle. Credo che se fosse davvero un grande stratega si sarebbe circondato di professionisti. Ma non è così. Una delle maggiori difficoltà che ho riscontrato nel fare il documentario è stato non sapere per tempo quali sarebbero stati gli appuntamenti di Bannon, non perché volessero tenermi al buio, ma perché erano totalmente disorganizzati

Questo non sembra essere la percezione dei suoi alleati, tra cui Matteo Salvini, che invece si rivolgono a lui con toni e modi riverenziali. Cosa pensa davvero Bannon di Salvini?

Bannon è molto affascinato da Salvini, anche se non credo che ci sia un rapporto stretto tra i due, Bannon è sicuramente molto più vicino a Nigel Farage (leader del Brexit Party ndr). Lo affascina soprattutto il modo in cui i social media riescono a influenzare il voto, con margini d'investimento piuttosto bassi, come nel caso della Brexit e dell'ascesa politica del Movimento 5 Stelle e della stessa Lega. Poi credo che lui ammiri il carisma di Salvini, la facilità e l'efficacia con cui riesce a parlare "al popolo". Credo stimi tutti i suoi alleati europei, ma devo dire che al tempo stesso non è particolarmente informato su quello che avviene veramente in Italia. A volte capita anche che si incontri con alcuni politici senza sapere davvero chi sono. Come nel caso di Salvini, ammira soprattutto chi si fa portatore di istanze anti-immigrazione e anti-Islam

A Bannon interessano le elezioni europee? Cosa ha consigliato ai suoi alleati?

Sicuramente.  Nelle cene (con i rappresentanti di vari partiti euroscettici ndr) Bannon ha parlato apertamente del ruolo che possono avere nel ridisegnare l'equilibrio politico in Europa, spostandolo verso destra, in linea con le loro politiche anti-immigrazione e anti-Islam. Anche questo è il motivo per cui abbiamo voluto far uscire il film adesso. Non si tratta di un film propagandistico, come quelli prodotti da Bannon: non ha un obiettivo preciso se non quello di mostrare ciò che avviene dietro le quinte

E invece cosa cercano gli alleati europei da Bannon?

Nel caso del Raggruppamento Nazionale (il partito francese di Marine Le Pen ndr), Bannon è impegnato da tempo ad aiutarli a gestire le proprie finanze, visto che in passato hanno avuto delle difficoltà. Ma le sue consulenze sono soprattutto di carattere strategico e di comunicazione. Per esempio, alcuni partiti gli hanno chiesto se secondo lui avrebbero dovuto aprire un canale d'informazione come Breitbart news

E lui cosa ha risposto?

Che non conviene dal punto di vista finanziario e che è meglio sfruttare i media mainstream 

Le recenti rivelazioni sui consigli che Bannon avrebbe dato a Matteo Salvini – "Attacca il Papa sul tema dell'immigrazione" – la sorprendono?

No, affatto. Bannon ha parlato più volte del fatto che il Papa è troppo liberale

Avete mai parlato invece della scuola per sovranisti che vuole aprire a Trisulta, vicino Roma?

Si, ne parlava spesso anche con la stampa. All'epoca i piani erano piuttosto fumosi, credo che l'aspetto finanziario debba ancora essere risolto

Secondo lei come reagirà il pubblico italiano al suo documentario? Gli italiani sono interessati a Bannon?

Credo che Bannon abbia un rapporto speciale con l'Italia. Ha parlato più volte del fatto che vorrebbe trasferirsi a Roma. E credo che anche in Italia ci siano persone interessate a lui. Quando eravamo a Roma un giorno gli si è avvicinato un uomo che lo ha ringraziato dicendo che stava ponendo le basi per una nazione più forte. Mi sono venuti i brividi