Taglio del numero parlamentari: inizia la discussione ma la Camera è semi-vuota

Il testo, che prevede una riduzione di deputati e senatori del 36,5%, è identico a quello approvato dal Senato. In caso di conferma da parte dell’aula dovrà essere ri-votato da entrambi i rami del Parlamento, visto che la proposta di legge andrà a modificare la Costituzione

È lunedì a Montecitorio, in aula sono solo in sedici. Il tema non dev’essere dei più invitanti visto che si discute del taglio del numero di parlamentari. Il provvedimento, approvato dal Senato il 7 febbraio, prevede la riduzione dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, compresi i senatori a vita (che saranno massimo 5). Siccome la proposta di legge andrà a modificare la Costituzione, dovrà tornare ancora una volta alla Camera e al Senato, per una conclusione prevista entro fine anno. Non è la prima volta che il Parlamento discute di questo tema e della revisione del bicameralismo, ma il percorso non è mai arrivato alla fine.

Nessun esponente della Lega interviene in aula durante la discussione generale. Anche se tra i firmatari della proposta di legge costituzionale ci sono anche i parlamentari del Carroccio, il provvedimento è caldeggiato soprattutto dal Movimento 5 Stelle. «Vogliamo ricucire il rapporto tra cittadini e istituzioni – dice la deputata Vittoria Baldino (M5S) – Certamente il risparmio è uno degli obiettivi, perché andremmo ad abbattere i costi e a risparmiare circa mezzo miliardo di euro a legislatura con questa riforma».

In aula il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Fraccaro, annuisce. Il Partito Democratico risponde alla riduzione dei parlamentari proponendo alla maggioranza gialloverde di votare una riforma che preveda una sola Camera, composta da 500 deputati. Invito irricevibile per la maggioranza che ricorda come l’idea sia stata «bocciata dagli italiani con il referendum del 4 dicembre 2016».

Il deputato di Forza Italia Simone Baldelli chiede ai colleghi di Lega e 5 Stelle se sia normale «sostenere che la riduzione del numero dei parlamentari porti a una maggiore selezione della classe dirigente». In Senato la proposta di legge 1585 è stata votata anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia, contrario il Pd. Il partito di Zingaretti ha annunciato che ricorrerà alla Corte costituzionale se il presidente della Camera Fico dichiarerà inammissibili gli emendamenti dem, così come era avvenuto in Commissione.

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