Spari a Napoli, il cardinale Sepe: «Sangue innocente che grida vendetta» – Il video

«Quanta crudeltà e malvagità. Sono criminali, sono barbari», dice durante le celebrazioni per il miracolo di maggio di San Gennaro. «Non sono degni di vivere in una società civile, tra la gente onesta, seria e perbene. Per questo si nascondono nelle tane e si mimetizzano con il casco e la calzamaglia»

«Il sangue innocente grida vendetta al cospetto di Dio». Sono le parole del cardinale Crescenzio Sepe in apertura della celebrazione per il Miracolo di Maggio di San Gennaro nel Duomo di Napoli. «Sono tanti i crimini e gli assassini che vengono consumati nella nostra amata Napoli da parte di quanti cercano di arricchirsi mediante attività illecite per le quali bande contrapposte si contendono il controllo del territorio», dice Sepe riferendosi all’agguato di ieri pomeriggio in piazza Nazionale a Napoli. Sparatoria durante la quale è rimasta gravemente ferita una bambina di quattro anni, Noemi, le cui condizioni sono gravi e la prognosi resta riservata.

«Si tratta di una minoranza che purtroppo fa notizia e getta fango su una città sempre più visitata e amata da tanti turisti», dice il cardinale. «È avvenuto ancora ieri in pieno centro: un agguato spietato per colpire a morte un rivale. Il rumore delle armi. Lo spargimento di sangue. Una innocente bambina di pochi anni è stata attraversata da un proiettile che le ha procurato gravissimi danni fisici. Ora lotta tra la vita e la morte. Quanta crudeltà e malvagità. Sono criminali, sono barbari. Non sono uomini degni di tale nome e di vivere in una società civile, tra la gente onesta, seria e perbene. Per questo si nascondono nelle tane e si mimetizzano con il casco e la calzamaglia».

«Col suo martirio il nostro Patrono ha quasi voluto che il suo sangue prodigioso in qualche modo si mischiasse al sangue di quanti, colpevoli o innocenti, cadono sotto i colpi di una violenza brutale, bieca, barbara, esercitata attraverso l’uso delle armi per dimostrare di essere forti, mentre sono soltanto prepotenti, fragili e insignificanti. La sua presenza è condivisione dei drammi, dei lutti e dei dolori ma, come in ogni buona famiglia, è anche invito a rivedere i comportamenti sbagliati, a pentirsi, a redimersi, a rispettare il valore della vita, la propria e quella degli altri», tuona il cardinale Sepe.

«Giovani e lavoro è il binomio che da troppo tempo non trova risposte e che interpella la coscienza di tutti perché incide fortemente sullo stato di salute della stessa società, duramente appesantita e minata dalla crisi della famiglia, sulla quale incide pesantemente la mancanza di lavoro e, quindi, di reddito», ha infine concluso Sepe

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