Scoperto il cugino nano del T-Rex

Da due fossili parziali trovati 20 anni fa emerge oggi un lontano cugino del Tirannosauro, ma era notevolmente più piccolo, tanto che per anni i suoi scopritori non si resero conto di aver trovato un lontano parente del famoso dinosauro

Il Tirannosauro, meglio noto come Tyrannosaurus Rex, non ha bisogno di grandi presentazioni: si tratta forse della figura che ci viene più spesso in mente quando si parla di dinosauri. Era lungo quanto un autobus e poteva raggiungere i 6 metri di altezza. Visse sul finire del Cretaceo, estinguendosi 65 milioni di anni fa.

Però il re dei dinosauri carnivori non comparve improvvisamente dal nulla. Sapevamo qualcosa riguardo i suoi più probabili progenitori, ma i dati a riguardo sono ancora pochi. Uno studio pubblicato su Nature ecology and evolution documenta la scoperta di una specie che contribuirà parecchio a far luce sulle origini del T-Rex.

Un T-Rex in miniatura

Battezzato Suskityrannus hazelae, questo progenitore del T-Rex era lungo meno di due metri, il suo scheletro venne trovato da Sterling Nesbitt durante degli scavi nel New Mexico occidentale nel 1998. La spedizione era guidata da Doug Wolfe, uno dei firmatari dello studio.

Il Suskityrannus visse 92 milioni di anni fa, aveva piedi e cranio più sottili del T-Rex e rappresenta un punto di collegamento importante con altri cugini di piccola taglia vissuti in Cina e nell’America settentrionale. Ma l’esemplare trovato da Nesbitt non il primo esemplare a essere stato catalogato . Un anno prima Robert Denton trovò uno scheletro parziale della stessa specie.

Perché ne parliamo solo oggi?

Sì, ma perché ne stiamo parlando solo oggi a distanza di 20 anni? Perché solo recentemente i paleontologi si sono accorti di cosa avevano tra le mani, come afferma lo stesso Nesbitt: «Non abbiamo saputo di avere un cugino di Tyrannosaurus rex per molti anni». Erano gli anni ’90, il T-Rex allora appariva davvero come se fosse sbucato fuori dal nulla, poi ci furono i primi ritrovamenti di altri cugini, come il Dilong paradoxus, specialmente in Asia.

Il processo di fossilizzazione, che porta nell’arco di milioni di anni a sostituire gradualmente i tessuti ossei con il loro equivalente in pietra (come fossero dei calchi dei resti originali) non avviene automaticamente, occorrono determinate condizioni favorevoli. Questo rende difficile il lavoro dei paleontologi, che si trovano a dover ricomporre puzzle a cui spesso mancano dei tasselli.

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