Vecchio Silvione quanto tempo è passato…25 anni dopo ancora un video per l’ennesima corsa al voto – Confronta i filmati

Tempi che cambiano. Il nuovo videomessaggio di Silvio Berlusconi non è stato trasmesso a reti unificate, ma su Facebook. 

Ancora lui. Venticinque anni dopo ancora con un video. E come sempre gioca d'anticipo. Silvio Berlusconi torna con un videomessaggio e premette ciò che ogni commentatore avrebbe scritto in apertura di questa sua nuova performarce: «Sono ancora io. Quando sono sceso in campo ben venticinque anni fa l'ho fatto con un video che ha fatto la storia di questo Paese». Appare chiaro, sia per chi lo ama che per chi lo odia, che solo Silvio Berlusconi può concedersi l'autocelebrazione mediatica senza scivolare nel ridicolo, senza finire per assomigliare al Sordi e alla Vitti di Polvere di Stelle

Per cambiare l'Italia e l'Europa domenica 26 maggio scrivete Berlusconi

Quando sono sceso in campo, 25 anni fa, l’ho fatto con un video che ha fatto la storia della politica di questo Paese. Allora gli italiani si informavano principalmente attraverso i giornali e le televisioni: oggi uno degli strumenti più importanti per condividere la conoscenza è Internet.Vi racconterò anche su questi canali quanti successi abbiamo raggiunto, quali sono i nostri programmi per l’Europa e come hanno cercato in tutti i modi di fermarci.Per cambiare l'Italia e l'Europa domenica 26 maggio scrivete Berlusconi.

Posted by Silvio Berlusconi on Saturday, May 11, 2019

Venticinque anni dopo ancora lui, ancora un video, ancora quel sorriso, inossidabile, che irrita i nemici e affascina i fan. Ma da allora il mondo è molto cambiato e di conseguenza è cambiato anche il messaggio dell'ex Cavaliere. La prima cosa che si nota è il canale attraverso cui ci arriva: non più la Tv monodirezionale e, nel caso specifico, di proprietà dello stesso uomo che ci parlava dallo schermo. Le sue parole oggi ci arrivano da un video su Facebook, anche se sembra che Berlusconi lasci trapelare un certo distacco rispetto all'argomento: «Mi dicono che ogni giorno 35 milioni di italiani si informano attraverso il mezzo da cui vi sto parlando». Mi dicono. 

Ma rispetto a venticinque anni fa non è cambiato solo il canale, ma anche la location. Nel 1994 Berlusconi parlava da dietro la sua scrivania nello studio di Arcore, sullo sfondo una libreria (i particolari di quella inquadratura sono stati studiati dagli esperti di comunicazione per decenni sino alle interpretazioni più folli). Lui era un uomo di mezz'età, piacente e abbronzato: voci interne faranno poi trapelare il trucco del collant posto sulla telecamera per dare al protagonista un aspetto più in salute.

Interno allora, esterno oggi. Il luogo è sempre lo stesso. Arcore, Villa San Martino. Ma en plein air. Giardini iconici anche quelli, che hanno visto, anche loro, passare la storia di questo Paese negli ultimi trent'anni. Attraverso di loro passò Indro Montanelli, allora direttore de il Giornale appena comprato da Berlusconi, con lo stesso Cavaliere che gli mostrò il Mausoleo proponendogli, se avesse voluto, di riposare eternamente al suo fianco. La risposta di Montanelli gelò persino Berlusconi: «Domine, non sum dignus». 

Ma in quei giardini, in cui oggi Lui (come lo chiamerebbe Sorrentino) ci racconta che metterà in campo un'operazione verità sui social su cui gli italiani passano sei ore al giorno (gli dicono), in quegli stessi giardini Umberto Bossi, dopo aver fatto cadere il primo governo a guida Berlusconi e averlo chiamato «mafioso», si riconcilierà con il Cavaliere in un sodalizio che ha governato il Paese per più di un decennio e che regge ancora nonostante gli anni e gli acciacchi

Dal punto di vista dei contenuti politici  (ma attenzione che in Berlusconi il politico e l'immagine si fondono, sempre, anche oggi che è un anziano signore con poca dimestichezza e qualche scetticismo sul mezzo da cui ci parla) è chiarissimo: «Votare Forza Italia per far cadere questo governo». Ma chiede il voto anche per indirizzare il Ppe come forza che guidi l'Europa: ai meno giovani farà sorridere questo riferimento visto che in passato il Partito Popolare Europeo non è stato certo morbido con l'ex premier, soprattutto in occasione delle sue vicende giudiziarie.