Pubblicava post razzisti e voleva bruciare i libri di Gramsci: Sforzin ritira la candidatura a consigliere

di Redazione

La decisione arriva dopo le polemiche che lo hanno travolto. Il candidato ha provato a cancellare ogni traccia delle sue dichiarazioni, ma l’Osservatorio Antifascista Vittoriese aveva gli screenshot

Ha ritirato la candidatura dopo essere stato travolto dalle polemiche. Tancredi Sforzin, candidato per un posto da consigliere comunale nella cittadina di Vittorio Veneto, era stato attaccato per aver pubblicato su Facebook dei post apertamente razzisti («Fanno pulire il Meschio ai negri quando non sono in grado di lavarsi nemmeno le mutande»), che ha provato a cancellare, ma senza successo. In rete erano rimasti gli screenshot dell'Osservatorio Antifascista Vittoriese, che aveva segnalato la sua pagina.

«Ogni protesta degli immigrati, per come la vedo io, è illegittima. Quando poi la fanno gli africani che sono dei vittimismi cronici, farei sparare sulla folla», scriveva Sforzin, che ai post di questo tipo accompagnava invettive contro Antonio Gramsci, intellettuale marxista e fondatore del Partito Comunista d'Italia: «È arrivato il grande giorno», scriveva. «Stasera brucerò sul Panevin tutti i libri di Gramsci che troverò nella biblioteca di Vittorio Veneto. La comunità non ha bisogno di leggere quello schifo: il fuoco sacro degli antichi curerà e guarirà tutti i mali del corpo e della mente. Panevin vs comunismo».

Veniquatt'ore dopo, Sforzin ha ceduto alle pressioni e ritirato la candidatura dalle liste per le prossime elezioni, motivando così la sua scelta, tramite la testata TrevisoToday: «Quelle affermazioni sono state fatte qualche anno fa. Ritiro comunque la mia candidatura a consigliere comunale per il bene della mia città, per il rispetto dei miei compagni di lista e del candidato sindaco Toni Miatto», che a sua volta era intervenuto, scaricando Sforzin: «Purtroppo non ero a conoscenza di quanto detto in passato», ha detto, «ora di fronte alle evidenti prove non possiamo fare altro che dissentire in quanto non sono pensieri che ci appartengono».