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È giusto dire: «Ce lo chiede l’Europa»?

È lo slogan buono per ogni occasione. Soprattutto quando non si ha il coraggio di assumersi la responsabilità di una scelta impopolare

Ci troviamo di fronte a uno slogan e luogo comune consolidato da anni dai politici nostrani e non solo, una narrativa che ha agevolato il dissenso verso un’istituzione evitando di raccontare ai cittadini quali sono le responsabilità dei nostri governanti. Viene solitamente usato quando c’è da prendere una decisione sofferta e impopolare, ma anche quando i nostri rappresentanti non si sono assunti le proprie responsabilità disertando gli appuntamenti cruciali in cui vengono prese queste decisioni.

Non esiste soltanto il Parlamento europeo, esistono altri organi come il Consiglio europeo – costituito dai capi di Stato o di governo degli Stati membri – e il Consiglio dell’Unione europea, noto anche come Consiglio dei ministri europei, che come potete ben comprendere sono l’effettiva rappresentanza dei governi locali nell’Unione.

Quest’ultimo detiene, insieme al Parlamento europeo, il potere legislativo. Fanno parte del Consiglio dell’Unione europea i ministri degli Stati membri che si riuniscono per discutere dei temi legati ai loro ministeri. Dunque, decisioni come quelle sull’agricoltura o sull’immigrazione vengono prese e approvate o meno anche dai nostri rappresentanti.

Un esempio pratico è quello della riforma di Dublino III in tema di immigrazione e accoglienza, proposta dalla Commissione europea e discussa all’interno del Consiglio dell’Unione europea con i ministri dell’Interno di ogni Stato membro. La mancanza del nostro rappresentante nazionale alle sedute permette di fatto ai rappresentanti delle altre nazioni di decidere per noi.

Un altro esempio è quello delle quote latte. La Comunità aveva introdotto un regolamento sul sistema della produzione del latte cessato nel 2015. Introdotto dal regolamento comunitario 856/1984 del 31 marzo 1984, fu approvato anche dal Governo italiano. Nel 2008 vennero rinegoziate le quote dal Consiglio dell’Unione europea dove i ministri dell’Agricoltura avevano deciso per l’aumento delle quote per l’Italia.

Rispondendo alla domanda, i rappresentanti italiani hanno le proprie responsabilità e se hanno votato a favore di un provvedimento che arriva dall’Unione europea è inutile dare poi la colpa agli altri per convenienza. È bene che i cittadini comprendano questi meccanismi e conoscano le decisioni prese dai nostri rappresentanti prima che si scrollino le responsabilità di dosso con estrema semplicità.