Luce artificiale serale (anche dello smartphone): lo studio sui rischi per la salute

La luce artificiale ha rappresentato la rivoluzione tecnologica nel Mondo. Ma ha anche dei difetti

La luce artificiale può essere anche un problema per la nostra salute. Possiamo disporne a piacimento, a prescindere dalla quantità naturale stabilita dai cicli quotidiani, compresi quelli che il nostro cervello ricalibra attraverso l’alternanza di luce e buio, noti come «Ritmi circadiani».

Ed è qui che si annida il problema: i ritmi biologici risentono dell’esposizione alla luce artificiale, specialmente di notte, con conseguenze che possono intaccare anche la gestione di sostanze importanti come la melatonina.

Tutto questo viene sperimentato in una ricerca i cui risultati sono stati pubblicati recentemente dall’organo dell’Accademia americana delle scienze (Pnas).

Non c’è più la luce di una volta

I ricercatori australiani del Turner Institute for Brain and Mental Health, della School of Psychological Sciences e della Monash University, sono riusciti a monitorare in un gruppo di 55 partecipanti di età compresa tra i 18 e i 30 anni, gli effetti dell’esposizione alla luce artificiale notturna. 

Il punto di partenza dei ricercatori è la differenza tra l’esposizione alla luce ambientale – superiore ai «300 lux» o inferiore ai «30 lux» che varia dal giorno alla notte, ora dopo ora – rispetto alle intensità luminose della luce artificiale che espongono a questi valori in maniera continuativa, specialmente negli orari serali.

Cosa sono i «lux»

Il lux è in pratica «l’unità di misura dell’illuminazione». Corrisponde ad un «lumen» al metro quadro, ovvero il flusso luminoso visibile emesso da una sorgente naturale come il Sole, o artificiale come quello delle lampadine o degli schermi dei dispositivi elettronici.

Come si è svolto l’esperimento

Un ruolo importante gioca anche il modo in cui ognuno di noi è più o meno sensibile alle condizioni di illuminazione. Nell’esperimento i volontari (27 uomini e 29 donne) sono stati monitorati durante il sonno per un periodo massimo di sette settimane. 

Ogni settimana veniva variata l’esposizione, passando man mano da condizioni inferiori a «1 lux» fino a un massimo di «2000 lux». Così è stata riscontrata un’alta sensibilità dei Ritmi circadiani durante le illuminazioni serali, con associata una maggiore soppressione della melatonina.

I risultati dello studio

I risultati vanno oltre quanto emerso negli studi sul tema fin qui svolti, anche riguardo agli effetti sulla nostra salute degli schermi dei dispositivi, specie se associati alla frequentazione assidua dei Social network.

I ricercatori hanno scoperto una variabilità a seconda degli individui della sensibilità alla luce serale. Dopo il tramonto questa è divenuta sempre più pervasiva nel mondo industrializzato, con conseguenze nei nostri ritmi circadiani.

Mediamente è la soppressione della melatonina la parte che preoccupa maggiormente, arrivando ad un aumento del 50% quando si raggiungevano esposizioni di 350 lux negli individui meno sensibili. Le esposizioni tra 10 e 50 lux hanno creato un ritardo nell’incremento della melatonina rispettivamente tra i 22 e i 109 minuti.

A cosa serve la melatonina

Una ghiandola posta alla base del cervello, l’epifisi, produce l’ormone noto come melatonina. Questa sostanza agisce nell’ipotalamo e nelle funzioni regolatrici del nostro ciclo sonno-veglia. Il cervello la produce quando giunge la notte, in conseguenza del calo di luminosità. In sostanza la luce ne blocca la sintesi, mentre il buio la attiva. 

Possono esserci diverse conseguenze negative per la nostra salute psico-fisica se la soppressione avvenisse quando non dovrebbe, ovvero durante la notte. In generale una carenza di melatonina può avere diverse conseguenze negative, portando a insonnia e depressione. Altre conseguenze possono esserci nella regolazione della pressione sanguigna. 

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