Elezioni, voto a luglio o a settembre? Tutto dipende da cosa succede al governo

Dopo il discorso di Giuseppe Conte, ci si interroga anche sulle elezioni. I due scenari possibili, ma non probabili

26 giugno 1983. Emanueala Orlandi era scomparsa solo da qualche giorno. Nessuna traccia. L’inzio di uno dei più grandi misteri che hanno coinvolto la cronaca italiana. Il 26 e 27 giugno gli italiani vengono chiamati alle urne. La Democrazia Cristiana di Ciriaco De Mita vince con il 32%, il Partito Comunista di Enrico Berlinguer è dietro con il 30%, il Partito Socialista di Bettino Craxi si ferma all’11%.

Da queste elezioni nascerà il primo governo Craxi. Mai nella storia della Repubblica il voto è stato organizzato a inizio estate. Eppure, dopo le elezioni europee e dopo il discorso del premier Giuseppe Conte, si è tornato a parlare di voto in estate. Un’ipotesi che, certo, è possibile. Non probabile.

Le opzioni di voto (se il governo cade)

Qualsiasi proiezione sulle elezioni è collegata a un «se», fondamentale. Se il governo Conte cade, se l’alleanza Lega e Cinque Stelle viene ribaltata, se il premier decide di fare un passo indietro. In questo caso le opzioni di voto sono due, partendo da una premessa. La scelta di sciogliere le Camere è presa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

È lui a decidere sia la dissoluzione del Parlamento che la convocazione di nuove elezioni. Fra il primo e il secondo passaggio c’è una finestra temporale da rispettare: da un massimo di 70 giorni a un minimo di 45. Questo vuol dire che se il governo non dovesse superare l’ultimatum di Conte, e dovesse cadere nei prossimi giorni, si potrebbe andare al voto anche fine luglio. Certo, la crisi di governo dovrebbe essere fulminea.

Il secondo scenario si lega invece all’Europa. Infatti il governo potrebbe anche puntare a rimanere insieme per approvare una manovra correttiva così da aggiustare i conti pubblici. Con due problemi: il primo sarebbe quello per Matteo Salvini e Luigi Di Maio di dover approvare una manovra che potrebbe causare l’aumento di qualche tassa, o la riduzione di qualche privilegio. Il secondo è che il nuovo governo dovrebbe formarsi in tempi più rapidi di questo, visto che il 31 dicembre dovrà essere operativo per l’approvazione della finanziaria.

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