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«New faces»: imprese da under 30. Miscusi e My Cooking Box, gli spaghetti non temono il futuro

in collaborazione con Eni

C’è chi si ha inventato un modo per spedire la tradizione culinaria italiana in tutto il mondo. Chi, invece, punta a combinare il concetto di fast-food con la genuinità di un buon piatto di pasta. Il fattore del successo? Il cibo italiano e tanta voglia di sporcarsi il grembiule

Sui libri di storia leggiamo racconti di persone che, con le loro imprese, hanno cambiato il mondo. Guglielmo Marconi aveva 21 anni quando inventò la radio, Ray Tomlinson stava per compierne 30 quando è riuscito a inviare la prima mail al mondo. Ma questo è il passato: «New faces» è la rubrica dedicata ai giovani che credono nelle proprie piccole rivoluzioni, oggi. Per innovare il domani.

È dalla sorpresa negli occhi e dal piacere nell’espressione che gli stranieri hanno mostrato nel mangiare una forchettata di spaghetti che sono nate le idee di queste due food startup. «Mi capitava spesso di incontrare clienti non italiani durante la pausa pranzo e, ogni volta, rimanevano stupiti della bontà dei nostri piatti», racconta Chiara Rota, founder di My Cooking Box.

«Mentre lavoravo in Germania, sono andato una volta a mangiare in una catena di ristoranti italiani – dice invece Alberto Cartasegna, ceo e founder di Miscusi -. Ma era gestita da tedeschi, i quali erano riusciti ad aprire 200 ristoranti in tutto il mondo e a quotarsi in borsa. Mi convinsi che avrei potuto fare meglio di loro».

Con la spinta di Expo 2015

«La storia di My Cooking Box è iniziata circa quattro anni fa quando, nel 2015, sono andata alla Camera di Commercio di Bergamo per cercare di capire se il mio progetto potesse prendere forma o se fosse destinato a rimanere solamente un’idea – racconta Rota -. Sono rimasta a bocca aperta quando la responsabile delle imprese al femminile mi ha contattata: voleva proporre My Cooking Box come progetto dell’anno ad Expo. Allora non avevo un marchio né tanto meno un’idea su come portare concretamente il mio prodotto ad Expo».

E spiega: «In occasione dell’esposizione internazionale, sono riuscita a presentare la mia idea a un tavolo tematico per future donne imprenditrici. Inizialmente sembrava solo un incontro informativo e conoscitivo invece l’idea è risultata vincente, tanto che subito dopo viene accolta, nel febbraio 2015, dall’acceleratore d’impresa SpeedMiUp dell’Università Bocconi e Camera di Commercio di Milano».

La gioia della prima apertura

«Ricordo ancora l’emozione della sera in cui abbiamo aperto il primo Miscusi – dice Cartasegna -. Avevo una voglia tremenda di aprire, di vedere cosa sarebbe successo. Il primo locale lo abbiamo aperto in soli 60 giorni. Pensate che non avevamo ancora un menù, ma vennero comunque centinaia di persone. Il caos di quella notte non lo dimenticherò mai».

«Così come non dimenticherò mai, la sera dopo: venne a Miscusi un cliente solo – racconta Cartasegna -. Il momento di svolta non esiste, ci sono così tanti ricordi che dargli un peso è impossibile. L’unica svolta è aver avuto l’intuizione, aver convinto un sacco di persone che l’intuizione fosse giusta, aver mantenuto l’umiltà e la pazienza di ascoltare e recepire le critiche senza mai, mai aver smesso di crederci». Tutto ciò succedeva soltanto due anni fa.

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L’Italia in una scatola

«Con My Cooking Box vogliamo offrire un prodotto che permetta di apprezzare la ricchezza culinaria del nostro paese ovunque ci si trovi e dare a tutti la possibilità di cucinare come uno chef – spiega Rota -. In ogni cofanetto infatti, oltre a tutti gli ingredienti perfettamente dosati per realizzare la ricetta, c’è un libretto che spiega i passaggi da seguire per realizzare la ricetta e la descrizione sulla provenienza degli ingredienti utilizzati in cinque lingue diverse».

Il team di My Cooking Box

«Abbiamo realizzato anche dei video che mostrano come si cucina la box, disponibili sul sito ufficiale o sul canale YouTube di My Cooking Box. Inoltre My Cooking Box, a differenza di aziende che offrono servizi analoghi, è un prodotto che viene venduto sia attraverso il canale fisico che attraverso il canale online – dice con fierezza Rota -. Questo è possibile perché all’interno delle nostre box gli ingredienti sono tutti a lunga conservazione e con una shelf-life ad ampio margine, e questo ci permette, appunto, di poter vendere il nostro prodotto in più di 20 Paesi».

Un fast-food della pasta

«Un’idea semplice, che però prima non c’era: un brand italiano di pasta che propone formati e condimenti della tradizione». Questa è in sintesi l’idea sulla quale Cartasegna e Filippo Mottolese, i due amici fondatori di Miscusi, hanno creato una catena di successo con 200 dipendenti, «entro fine 2019 saremo il doppio», e sette ristoranti tra Milano, Torino e Bergamo, «ma stiamo già preparando nuove aperture in tutta Italia».

Il primo ristorante Miscusi, aperto a Milano in via Pompeo Litta a marzo 2017

«Abbiamo distrutto la mia cucina per ospitare centinaia di “tester” (cioè amici e conoscenti) che venivano a scroccare il vino e in cambio ci dicevano se la pasta era buona – racconta Cartasegna. – Nel frattempo si girava in scooter a Milano per cercare immobili, ispezionare canne fumarie presenziare riunioni condominiali. E nel 2017 il nostro primo ristorante diventava realtà».

Oltre le difficoltà

Per lanciare My Cooking Box «le resistenze maggiori – ricorda Rota -, le ho trovate nella burocrazia, nelle normative e negli altissimi costi di sicurezza. A tutto ciò aggiungi la difficoltà di reperire capitali per le startup, anche per la mancanza di bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti perlopiù a imprese digital. Ma i giovani – conclude Rota – possono fare innovazione in Italia partendo da zero: basta vedere il nostro caso».

I founder di Miscusi, a sinistra Filippo Mottolese, a destra Alberto Cartasegna

Sulla complessità burocratica è d’accordo anche Cartasegna, «ma in fin dei conti, Non esisterebbe Miscusi senza Italia, sarebbe solo un ennesimo tentativo di simulazione, mentre l’autenticità è ciò che ci contraddistingue». E ci tiene a raccontare la sua storia per incoraggiare i giovani che vogliono fare impresa in Italia: «I miei genitori lavorano alle Poste, i miei nonni erano contadini. Ma non sono partito da zero perché sono cresciuto con delle basi valoriali che non si comprano. Proprio quei valori che hanno fatto di Miscusi un’impresa autentica, genuina».