Sudan: raggiunto accordo tra il Governo militare e movimento pro-democrazia

Nel Paese le manifestazioni che hanno portato alle dimissioni il dittatore Omar al-Bashir non sono rallentate. Finalmente la pace sembra essere all’orizzonte

Circa un mese da quando, il 4 giugno, il Governo militare aveva aperto fuoco sui manifestanti a Khartoum, uccidendo decine di persone, militari e civili sembrano aver raggiunto una tregua improvvisa e inaspettata, grazie anche agli sforzi di mediazione del Primo ministro etiope e dei membri dell’Unione Africana. C’è un accordo e forse ci sarà anche una pace duratura.

Militari e civili si alterneranno alla guida di un esecutivo di transizione che dovrà traghettare il Paese verso elezioni libere e democratiche, non prima di tre anni. Il compito di governare spetterà per primo alla giunta militare guidata dal generale Abdel Fattah al Burhan alla quale subentrerà, dopo 18 mesi e per altrettanto tempo, un governo civile.

Si tratta di un’importante vittoria per i Sudanese Professionals’ Association, il movimento pro-democrazia che, dopo aver inscenato manifestazioni che hanno spianato la strada alla giunta militare portato alle dimissioni di Omar al-Bashir, si era battuto per un periodo di transizione più lungo, per preparare adeguatamente il Paese alla transizione verso un regime democratico.

Proprio su questo punto i manifestanti democratici si erano scontrati con il Governo militare di transizione, intento a indire nuove elezioni entro pochi mesi. I tentativi di dialogo si erano spenti con una serie di azioni repressive, la più feroce della quali è avvenuta nella capitale del Paese il 3 giugno in cui sono rimaste uccise più di cento persone e ferite diverse centinaia.

Il Paese sembrava scivolare nuovamente – dopo l’estromissione del dittatore Omar al-Bashir a inizio aprile, da circa trent’anni al potere – verso l’autoritarismo militare. Gli ultimi scontri risalgono soltanto a qualche giorni fa ma la diplomazia, alla fine, sembra aver trionfato, almeno per il momento. Il leader del movimento pro-democrazia ha commentato l’accordo, esultando: «Oggi la nostra rivoluzione ha vinto».

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