Bibbiano, cade un pezzo di «mostruosità»: Foti non avrebbe manipolato la mente di una bambina

Claudio Foti si sarebbe salvato dalle accuse di manipolazioni di una bambina grazie ai video delle sedute da lui registrati, ma non è finita

Il direttore scientifico della Onlus «Hansel e Gretel» Claudio Foti, uno dei 27 fermati a seguito dell’ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia sul caso «Angeli e Demoni», è stato scarcerato e non è più agli arresti domiciliari. La decisione è arrivata ieri, giovedì 18 luglio 2019, per mano del tribunale delle libertà di Bologna pur rimanendo l’obbligo di firma a Pinerolo. Per lui la vicenda non è affatto conclusa e deve ancora rispondere per tutti i restanti capi di accusa, ma nella giornata di oggi pare sia caduto un pezzo di «mostruosità». Un video, infatti, lo avrebbe scagionato dalle accuse su uno dei tanti casi riportati nell’ordinanza.

Il caso riguarda la presunta manipolazione di una bambina durante la terapia alterandone lo stato psicologico ed emotivo, il tutto con modalità suggestive e suggerenti al fine di convincerla «dell’avvenuta commissione dei citati abusi ai suoi danni durante la sua infanzia» ad opera del padre e del suo socio di lavoro. Secondo l’accusa, Foti avrebbe sottoposto la minore come una «sorta di cavia nell’ambito della psicoterapia specialistica effettuata in occasione del corso di formazione per operatori ASL di Reggio Emilia».

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera di Torino, Foti racconta di aver recuperato i video registrati durante la terapia, un totale di circa venti ore di filmati per 15 sedute. Queste registrazioni avrebbero dimostrato la sua non colpevolezza riguardo le accuse di manipolazione mentale sulla bambina e per questo motivo sarebbe stato ieri caduta la misura degli arresti domiciliari. Il tribunale del Riesame, infatti, afferma che «non ci sono gravi indizi di colpevolezza», ma dovremo attendere le motivazioni che usciranno tra 45 giorni per comprendere meglio e nel dettaglio l’accaduto.

A suo carico rimangono ancora altri reati e che coinvolgono anche altre persone fermate dall’ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia.

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