Trattativa Stato-mafia, Berlusconi chiamato a deporre da Dell’Utri. Assolto Mannino

L’accusa aveva chiesto la pena a nove anni di carcere. L’esponente della Dc rispondeva di attentato mediante violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario

Una nuova indiscrezione trapela dal processo di secondo grado sulla cosiddetta trattiva tra Stato e mafia. La corte d’appello di Palermo ha ammesso che i legali di Marcello dell’Utri hanno chiamato a deporre Silvio Berlusconi.

Marcello dell’Utri è tra gli uomini che hanno fondato Forza Italia. Dal 1996 al 2013 è stato in Parlamento, prima come deputato e poi come senatore. Nel 2009 ha seguito Berlusconi nel passaggi da Forza Italia al Popolo delle Libertà. Nel 2013 è stato condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2018 è stato condannato in primo grado a 12 anni sempre nel processo sulla trattativa tra Stato e Mafia.

Il ruolo di Berlusoni nel processo sulla trattativa

La data fissata per la deposizione di Berlusconi è il 3 ottobre. Il tema sono le minacce mafiose che avrebbe subito nel 1994, quando era premier del primo governo dopo Tangentopoli. La richiesta è arrivata da Francesco Centonze, l’avvocato che difende Dell’Utri.

Nella prima sentenza del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, il ruolo di Berlusconi viene definito come quello di vittima delle minacce di Cosa Nostra al governo, minacce forti dalle stragi del 1992 costate la vita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Fino a questo momento, l’ex premier non era mai stato sentito dai giudici per questo processo, né in fase di indagine e nemmeno in aula.

Di Pietro e Brusca, gli altri testimoni chiamati a deporre

Al processo d’appello sono stati chiamati a deporre anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro, i pentiti Giovanni Brusca, Gioacchino la Barbera e Francesco Squillaci, l’ex presidente della Camera Luciano Violante e i direttori degli istituti penitenziari di Tolmezzo e Opera.

Mannino, confermata l’assoluzione dell‘ex ministro Dc

Sempre la Corte d’appello di Palermo ha confermato l’assoluzione dell’ex ministro della Dc Calogero Mannino nell’ambito del processo di secondo grado sulla trattativa tra Stato e mafia. La sentenza è stata emessa dopo oltre cinque ore di Camera di consiglio. L’accusa aveva chiesto la pena a nove anni di carcere.

Mannino rispondeva di attentato mediante violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario. L’ex ministro non ha assistito alla sentenza, ha invece preferito aspettare a casa la telefonata del suo legale, l’avvocato Marcello Montalbano.

Il processo

Si tratta di uno stralcio del processo principale sulla trattativa tra Stato e mafia che prosegue per gli altri imputati, tra cui Marcello Dell’Utri, Mario Mori fino e Massimo Ciancimino.

Mannino aveva invece scelto il rito abbreviato, iniziato nel maggio 2013, venendo assolto in primo grado dal gup Marina Petruzzella nel novembre 2015. L’appello era iniziato nel maggio 2017, entrando nel vivo dopo una serie di rinvii solo il successivo dicembre.

Mannino: «Emozionato e soddisfatto, ora merito pace»

«Adesso spero sia finita qui», questo il commento dell’ex ministro Dc, Calogero Mannino all’Agi dopo la sentenza d’appello nel processo Stato-mafia. «Ora – ha proseguito Mannino che il 20 agosto compirà 80 anni – ho il diritto di concludere nella pace».

Appena conosciuta la sentenza con una telefonata del suo legale, l’ex ministro ha commentato: «Oggi parlano la sentenza che conferma l’assoluzione e proclama la mia innocenza e tutte le assoluzioni negli altri processi in cui sono stato trascinato in questi anni».

Foto di copertina: ANSA | Silvio Berlusconi esce da palazzo Grazioli dopo il comitato di presidenza di Forza Italia, Roma, 30 maggio 

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