I lavori “che non aspetti”: armatore di barche, pescatore di plastica – Il video

Mimmo è il proprietario del peschereccio Maria Domenica. Ha l’esperienza di chi ha passato la vita a combattere contro le onde, del mare e della burocrazia

Un peschereccio da 24 metri che si tramanda da quattro generazioni. Un settore in crisi, dove «trovare i marinai è diventato quasi impossibile». L’amore per il mare, il rischio di ritorsioni giudiziarie per togliere la plastica dalle acque dell’Adriatico.

Un’idea innovativa, «portare il pescato, dal peschereccio, direttamente a casa dei consumatori». Premi dalla Commissione europea, notorietà in tutte le marinerie d’Italia e, nonostante ciò, «mutui da pagare alle banche e la difficoltà di spiegare agli organi di controllo che, con un mare forza sette, la burocrazia va in secondo piano rispetto alla sicurezza dell’equipaggio».

Domenico Facchini, conosciuto come “Mimmo”, è tutto questo. Di mestiere fa l’armatore e la sua vita galleggia sull’impresa che suo nonno ha lasciato a suo padre e, in qualche modo, sta ereditando anche suo figlio: il peschereccio Maria Domenica.

Tra il duomo e il faro, entrambi dello stesso candore, lo si vede ondeggiare coperto di teli nel porto di Molfetta, città di 60mila abitanti sulla costa a nord di Bari. «Quindici anni fa c’erano più di 160 imbarcazioni da pesca in questo porto, adesso non arriviamo a 50».

«Il prezzo del gasolio e la mancanza di un ricambio generazionale», sono i motivi principali della caduta della marineria molfettese. E poi una legge, emanata su direttiva dell’Unione europea, che offre un incentivo economico agli armatori in cambio dell’arresto definitivo dell’attività di pesca.

«Noi la chiamiamo legge delle demolizioni perché i pescherecci vengono dismessi in cambio di soldi. La ratio con cui è stata pensata era quello di ridurre il cosiddetto “sforzo di pesca”, ovvero l’impatto dei pescatori sull’ecosistema marino. In realtà, quella norma ha inferto un duro colpo a un settore che era già in contrazione come tutte le attività legate alla tradizione».

Così, il 70 percento del pesce che finisce sulle nostre tavole è importato o allevato. Per cambiare rotta ed evitare la cessazione dell’attività, Mimmo ha ideato un sistema di consegna a domicilio del pescato. Fish all Days, una vera e propria rete che unisce l’equipaggio di Maria Domenica e i clienti di Mimmo, che ricevono la cassetta di pesce a casa dopo poche ore dall’attracco in porto.

«Il consumatore finale ha un risparmio medio del 60 percento rispetto al prezzo di pescheria. Ma la cosa più importante, è che il pesce arriva davvero fresco, saltando i passaggi del mercato ittico e del pescivendolo».

Un’iniziativa che è valsa a Mimmo il riconoscimento internazionale: dalla Commissione europea alla Fao, il suo esempio è stato utilizzato come case study in varie marinerie internazionali. Ma i problemi legati a quest’antica attività sono tanti. Mancano i giovani che vogliono cimentarsi nei mestieri legati alla pesca, «con il rischio di non avere nessuno a cui lasciare una tradizione secolare e un’eredità non solo di conoscenze, ma anche economica».

Mimmo è stato anche tra i primi armatori ad avviare, in tempi non sospetti, una regolare attività di pulizia dei fondali. «Non potete immaginare quanta plastica ho visto sulla prua del mio peschereccio. Eppure fino a maggio di quest’anno ero considerato un fuorilegge».

Come mai? «Perché tutti i rifiuti pescati in mare sono considerati rifiuti speciali. Io e i miei uomini facevamo una raccolta differenziata e smaltivamo negli appositi cassonetti cittadini. La legge, però, obbligava a portare qualsiasi rifiuto pescato in particolari centri di smaltimento o isole ecologiche. Solo da giugno 2019 il porto di Molfetta si è dotato di questi spazi. Ma fino ad allora, sono stato condannabile semplicemente per aver ripulito il nostro mare».

Mimmo è un vero lupo di mare, anche se a lui non piace questa definizione: «Io coordino tutto da terra, sono i miei marinai e mio fratello a solcare le onde sotto le stelle». Ma è lui a occuparsi della gestione dell’intera attività. «Insieme ai marinai che scarseggiano e ai costi enormi per mantenere il peschereccio, c’è un altro flagello che spinge più a fondo chi, come me, dedica la vita al mare».

La legge n. 154 del 28 luglio 2016. «Se mai un tonno finisse casualmente nelle nostre reti, o se un ispettore trovasse alcune parti bianche nel registro elettronico perché il mare mosso ne aveva impedito la compilazione, bisogna rivolgersi al Padre eterno per non essere sanzionati».

E quando la burocrazia si dimentica dell’umanità, fa affondare anche le migliori intenzioni di chi, come Mimmo, vive di mare. E per questo lo ama e lo rispetta sopra ogni cosa.

Fixer: Luca Petruzzella
Sottotitoli: Vincenzo Monaco

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