Riscaldamento climatico, dall’Onu è allarme: oceani sempre più caldi e scioglimento dei ghiacciai in aumento

Gli effetti? Aumento senza precedenti della temperature, calo dell’ossigeno, ondate di calore, piogge e cicloni più frequenti e devastanti, diminuzione degli animali marini

Un nuovo preoccupante allarme arriva dalle Nazioni Unite. Secondo quanto emerge dal rapporto su oceani e ghiacci diffuso oggi dall’Ipcc, The Intergovernmental Panel on Climate Change, il comitato scientifico sul clima dell’Onu, a causa del riscaldamento globale nel ventunesimo secolo gli oceani vedranno un aumento senza precedenti della temperature e della acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore, piogge e cicloni più frequenti e devastanti, aumento del livello delle acque, diminuzione degli animali marini.

L’oceano e la criosfera – le parti congelate del pianeta – svolgono un ruolo fondamentale per la vita sulla Terra, si ricorda. Sono 670 milioni le persone nelle regioni di alta montagna e 680 quelle nelle zone costiere basse che dipendono direttamente da questi sistemi. Quattro milioni di persone vivono stabilmente nella regione artica, e 65 milioni di persone vivono nelle piccole isole sparse per il globo.

Aumenteranno le tempeste nell’Europa del Nord, aumenterà la siccità in Sahel e Asia del Sud, aumenteranno i livelli del mare più alti nel nord est dell’America settentrionale, sostiene il rapporto. Non solo: i cambiamenti dell’ecosistema avranno un impatto anche su economia, servizi, biodiversità, protezione costiera, pesca, sicurezza alimentare e turismo.

La fotografia che emerge è catastrofica, e racconta anche di intere isole nel mondo destinate a diventare inabilitabili proprio per l’innalzamento degli oceani. A rischiare sono anche molte regioni costiere. Le previsioni del comitato vedono, entro il 2050, molte grandi città sulle coste devastate da catastrofi climatiche. Certo, costruire delle barriere fisiche ridurrebbe il rischio di inondazioni da 100 a mille volte, ma si tratta di investimenti «da decine a centinaia di miliardi di dollari all’anno»: e le aree coinvolte, spesso stati in via di sviluppo, non ne avranno possibilità.

La perdita globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost – quello che in italiano si traduce come “permagelo” e che corrisponde a quelle zone dell’estremo Nordeuropa, della Siberia e dell’America settentrionale dove il suolo è perennemente ghiacciato – «e il declino nella copertura della neve e nella estensione dei ghiacci artici sono destinati a continuare, a causa dell’aumento della temperatura dell’aria in superficie, con inevitabili conseguenze per straripamenti di fiumi e rischi locali», si legge nel rapporto. «La grandezza di questi cambiamenti della criosfera è destinata ad aumentare ulteriormente nella seconda metà del 21/o secolo».

«La scienza ci offre un quadro al contempo agghiacciante e convincente. Gli impatti che le emissioni di carbonio prodotte dall’uomo hanno sui nostri oceani si stanno sviluppando su larga scala e a un ritmo molto più sostenuto rispetto a quanto ci aspettassimo: c’è bisogno quindi di un’azione politica senza precedenti per evitare che il nostro Pianeta subisca conseguenze umane, ambientali ed economiche devastanti» dichiara Giorgia Monti, responsabile campagna Mare Greenpeace Italia.

«Il mare aperto, l’Artico, l’Antartico e le alte montagne possono sembrare lontani», ricorda Hoesung Lee, presidente dell’Ipcc. «Ma dipendiamo da loro e ne siamo influenzati direttamente e indirettamente in molti modi: per tempo e clima, cibo e acqua, energia, commercio, trasporti, attività ricreative e turismo, per la salute e il benessere, per la cultura e l’identità».

Non tutto è perduto, comunque. Ma è necessario agire subito, e a livello globale. «Se riduciamo drasticamente le emissioni, le conseguenze per le persone e il loro sostentamento saranno ancora difficili, ma potenzialmente più gestibili per coloro che sono più vulnerabili», dice ancora Lee. «Aumentiamo la nostra capacità di costruire resilienza e ci saranno più benefici per lo sviluppo sostenibili».

In copertina una delle più significative immagini della Groenlandia raccolte dai ricercatori di Greenpeace, che testimoniano i devastanti effetti del global warming. ANSA/ DBA

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