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AOC inchioda Zuckerberg, perché anche le prossime campagne sono ad alto rischio sulle fake news (negli Usa e in Europa)

24 Ottobre 2019 - 08:39 Redazione
epa07944390 Democratic Representative from New York Alexandria Ocasio-Cortez directs a question to Chairman and CEO of Facebook Mark Zuckerberg (not pictured) during his testimony during the US House Financial Services Committee hearing on 'An Examination of Facebook and Its Impact on the Financial Services and Housing Sectors', on Capitol Hill in Washington, DC, USA, 23 October 2019. Zuckerberg faces questions from lawmakers concerned over issues with the cryptocurrecy Libra, financial data and potential misinformation on Facebook surrounding the 2020 US presidential election.  EPA/MICHAEL REYNOLDS
Un discorso che vale tanto per gli Stati Uniti quanto l'Europa e l'Italia
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Alexandria Ocasio-Cortez contro Mark Zuckerberg: la più giovane deputata democratica e stella nascente del partito contro il fondatore e Ceo di Facebook. Il tema è ancora una volta la propaganda politica sui social media e le responsabilità di Facebook sulla diffusione di account falsi e contenuti fuorvianti, se non addirittura bugiardi.

Così, anche l’ultima audizione di Zuckerberg, questa volta davanti alla Commissione per i Servizi Finanziari della Camera dei deputati, un’audizione che doveva trattare il tema di Libra, la criptovaluta di Facebook, è diventata un processo all’azienda. Anche in vista delle imminenti elezioni presidenziali del 2020 in cui – per stessa ammissione di Facebook – ci sono già prove di tentativi di interferenze da paesi terzi, come avvenne nel 2016.

«Avete intenzione di rimuovere i contenuti falsi?»

Facendo seguito a delle recenti dichiarazioni di Zuckerberg, in cui il CEO di Facebook aveva spiegato che la sua compagnia non avrebbe controllato i contenuti politici postati sui canali social per verificare se fossero veri o falsi – il suo ragionamento è che devono essere i cittadini e non le tech companies a stabilire quale sia la verità, insomma che Facebook non ha grandi responsabilità editoriali in merito – Ocasio-Cortez ha ipotizzato diversi scenari per metterlo alla prova.

Prima ha chiesto se sarebbe stato possibile finanziare la pubblicazione di contenuti mirati alla comunità afroamericana per creare confusione e attorno alla data delle elezioni, inducendo i cittadini ad andare a votare il giorno sbagliato. Domanda alla quale Zuckerberg ha risposto che non sarebbe stato possibile, visto le linee guide della compagnia sulla “soppressione del voto”.

Poi Ocasio-Cortez, sempre con fare severo e incalzante, ha chiesto a Zuckerberg se in via ipotetica fosse possibile pagare per pubblicare contenuti che indicassero i candidati repubblicani come sostenitori del Green New Deal, il manifesto per la transizione a un’economia più equa e sostenibile dal punto di vista ambientale co-ideata dalla stessa Ocasio-Cortez. In questo caso Zuckerberg si è dovuto arrendere: «Deputata, non so risponderle così su due piedi, penso che probabilmente sarebbe possibile farlo».

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