Facebook, la lettera dei dipendenti a Zuckerberg sulle fake news “concesse” ai politici: «Proteggiamo gli utenti, serve trasparenza»

Nel testo firmato da oltre 250 dipendenti del più popolare social network si chiede di applicare il fact-checking anche alle inserzioni politiche pubblicate a pagamento

«Questa è la nostra compagnia»: una frase ripetuta più volte nella lettera inviata dai dipendenti Facebook al CEO e fondatore Mark Zuckerberg e pubblicata dal New York Times. Firmata da «centinaia di dipendenti», la lettera sarebbe stata postata in un forum interno della compagnia qualche settimana fa.

Il titolo dell’articolo riprende una frase molto eloquente che appare all’inizio della lettera: «I contenuti pagati non sono contenuti liberi». Un invito a Zuckerberg ad essere più determinato nel affrontare la piaga della disinformazione politica veicolata sui social media di Facebook e Instagram, come documentato da varie inchieste (tra cui anche Russiagate, sull’interferenze elettorali della Russia durante le elezioni presidenziali del 2016).

Una richiesta al fondatore di non appellarsi alla “libertà d’espressione” per giustificare l’inazione della compagnia in merito, come Zuckerberg ha recentemente fatto in una scottante audizione davanti alla Commissione per i Servizi Finanziari della Camera dei deputati americana. «Scriviamo a voi, I leader di questa compagnia, perché siamo preoccupati che attualmente ci muoviamo su un binario che ci porterà a minare i passi avanti fatti dalle nostre squadre», continua la lettera.

«La disinformazione ha un effetto su tutti noi. Le nostre attuali politiche di fact checking minacciano tutto ciò che FB dice di rappresentare […] Ci opponiamo a questa politica. Non protegge gli utenti ma permette invece ai politici di strumentalizzare la nostra piattaforma».

Le proposte dei dipendenti

Insomma, una serie di meccanismi che fanno male alla democrazia, agli utenti, ma anche, a lungo termine, potrebbero danneggiare la stessa compagnia. Per porre rimedio i dipendenti propongono anche una serie di soluzioni da adottare:

  1. Applicare il fact-checking anche alle inserzioni politiche pubblicate a pagamento, come con gli altri contenuti pubblicati sui social media
  2. Intervenire sull’aspetto visivo degli ad politici in modo tale da rendere facilmente riconoscibile i contenuti sponsorizzati
  3. Limitare (regolamentare maggiormente) l’utilizzo di strumenti Facebook per profilare gli utenti e indirizzare contenuti ad hoc a seconda del target, come viene fatto sulla piattaforma per le inserzioni commerciali
  4. Rispettare il silenzio elettorale, come è previsto per altri media (come la televisione), possibilmente creando un nuova regola che possa essere applicata in tutto il mondo
  5. Introdurre un tetto per le sponsorizzazioni, riducendo la forbice dei finanziamenti per la pubblicità sul social

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