L’ultima protesta di Casapound: statue con il bavaglio rosso contro la «censura» di Facebook

La protesta ha avuto luogo in oltre 100 città. La scelta delle statue da imbavagliare non sembra essere stata del tutto casuale

Un bavaglio rosso per protestare contro Mark Zuckerberg. Sono passati 40 giorni dal 9 settembre, data in cui vennero oscurate le pagine di Casapound e di Forza Nuova su Facebook e Instagram. Da allora i due movimenti d’estrema destra non si danno pace e, in attesa della prima udienza della causa contro i siti di Mark Zuckerberg, scelgono la protesta simbolica per tornare a far parlare di sé.

La decisione di Facebook

«Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Per questo motivo abbiamo una policy sulle persone e sulle organizzazioni pericolose, che vieta a coloro che sono impegnati nell’ “odio organizzato” di utilizzare i nostri servizi». Così recitava il comunicato stampa con cui l’azienda di Menlo Park spiegava la propria decisione.

Ma per Casapound si tratta di censura ideologica, così come argomenta in un post sul proprio sito a proposito della protesta del bavaglio inscenata. Post in cui taccia Facebook di “globalismo” e si autodefinisce un movimento sovranista anziché fascista.

«[…] L’azione contro di noi è stata probabilmente la prova generale rispetto al tentativo di mettere a tacere gradualmente la voce dei sovranisti, come del resto dimostrato dalle censure che continuano ad essere poste in essere contro innumerevoli profili e pagine – si legge sul sito – ma anche ad esempio dal processore di pagamento PayPal contro imprenditori colpevoli solamente di essere lontani da posizioni globaliste».

https://twitter.com/CasaPoundItalia/status/1185099980895334400

La protesta in oltre cento città

Su Twitter, dove la pagina del movimento non è stata oscurata, viene riportato che la protesta ha avuto luogo in oltre cento città italiane e effettivamente sul sito internet del movimento si trovano oltre cento foto di statue che si trovano ovunque, da Bari a Torino, passando per Roma, Trento, Reggio Emilia e tante altre ancora.

La scelta delle statue non appare del tutto casuale. Per esempio a La Morra, comune nella Provincia di Cuneo di duemila abitanti, Casapound ha scelto di imbavagliare la statua di Giuseppe Gabetti, morto a La Morra nel gennaio del 1862, compositore e direttore d’orchestra italiano. Gabetti è l’autore della Marcia reale italiana, l’inno nazionale del Regno d’Italia dall’unificazione del Paese all’armistizio dell’8 settembre 1943.

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