Casapound, tutti assolti a Napoli dalle accuse di banda armata

Secondo il pm l’organizzazione è ispirata da «un’ideologia che cerca lo scontro e si propone di affermare violentemente i propri ideali»

Niente associazione sovversiva e niente banda armata, il fatto non sussiste. La seconda Corte di Assise di Napoli (presidente Alfonso Barbarano) ha respinto le tesi dell’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Catello Maresca, nell’ambito del maxi processo nei confronti di militanti di Casapound. Solo una condanna a tre anni inflitta a Enrico Tarantino, per porto e detenzione in luogo pubblico di ordigni esplosivi, precisamente quattro bottiglie incendiarie.


Il pm Catello Maresca aveva chiuso con 35 richieste di condanna la requisitoria nei confronti dei militanti del movimento Casapound e di altre sigle napoletane come Blocco studentesco e H.M.O.

Pene particolarmente pesanti erano state proposte per quattro imputati, ritenuti capi e organizzatori: 8 anni di reclusione per Enrico Tarantino, 6 anni ciascuno per Giuseppe Savuto ed Emmanuela Florino (figlia dell’ex senatore di An Michele) e Andrea Coppola.

L’inchiesta era partita in seguito ai violenti scontri tra gruppi di estrema destra e gruppi antagonisti, a Napoli. Nel chiudere le indagini, il magistrato aveva scritto di considerare sussistenti le ipotesi di associazione sovversiva e banda armata perché il gruppo era ispirato da «un’ideologia che cerca lo scontro e si propone di affermare violentemente i propri ideali».

Fin  dalle indagini preliminari, le decisioni sono state contrastanti: la tesi della Procura era stata inizialmente accolta dal gip Francesco Cananzi, bocciata dal tribunale del Riesame e riconsiderata invece dalla Cassazione, che aveva ritenuto i fatti al centro dell’inchiesta espressione «di una strategia ideologicamente orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema».

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