Russi (e iraniani) ci riprovano? Facebook sventa potenziali interferenze sul voto Usa 2020

Nel rapporto la compagnia di Mark Zuckerberg dice di aver chiuso decine di account e di pagine: una prova sia dell’impegno che mette nel vigilare gli account falsi, sia del fatto che i problemi continuano a persistere

Non sono bastate le sanzioni degli Stati Uniti nei confronti della Russia per l’interferenza nelle elezioni midterm del 2018, come non è bastata la pubblicazione del rapporto di Robert Mueller su Russiagate: il paese guidato da Vladimir Putin continua a cercare di condizionare e ostacolare il regolare svolgimento delle elezioni e dell’attività democratica negli Stati Uniti di Donald Trump. Questa volta in vista delle elezioni presidenziali del 2020, come ha rivelato Facebook in un comunicato lunedì 21 ottobre.

Nella nota si legge che la compagnia di Mark Zuckerberg avrebbe rimosso quattro network – separati e autonomi – di account, pagine e gruppi il cui scopo sarebbe stato quello di coordinare attività «non autentica» come viene definita in gergo. Traduzione: manipolare le persone, interferire con il normale “chiacchiericcio” sui social media in modo tale da condizionare i loro atteggiamenti o le loro scelte in linea con un obiettivo commerciale o politico. Quattro network dunque per un totale di decine di account e di pagine tutte create e gestite da due paesi: l’Iran e la Russia. 

La domanda
Facebook / Un esempio di un post falso

La Russia punta Instagram  

Sono circa 50 gli account Instagram e soltanto uno l’account Facebook di origine russa rimossi dalla compagnia di Mark Zuckerberg, per un totale di circa 246 mila follower (di cui 60% negli Stati Uniti). Tutti erano legati all’Internet Research Agency (IRA) dell’oligarca Yevgeny Prigozhin, con base a San Pietroburgo, la stessa finita nel mirino del procuratore generale Robert Mueller. Tutti gli account infatti operavano principalmente negli Stati Uniti. 

La strategia è la stessa usata nelle elezioni del 2016: polarizzare il dibattito su alcuni temi “caldi” – come l’identità di genere, l’ambiente, i rapporti “interrazziali” e, naturalmente, anche le elezioni presidenziali del 2016 – con l’obiettivo di dividere l’elettorato e alimentare l’estremismo. Tutti account che, interagendo anche fra loro, fingevano di appartenere a persone reali.  

L’Iran difende la sua politica estera

Oltre alla Russia, anche l’Iran avrebbe sviluppato una rete di account falsi su Facebook e Instagram con fini analoghi, l’ennesima prova del raggelamento dei rapporti tra il paese degli Ayatollah e gli Usa di Donald Trump: una crisi iniziata con il ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare siglato dalla precedente amministrazione Obama nel 2016 che è andata peggiorando seguito all’introduzione di nuove sanzioni da Trump e di vari incidenti diplomatici e militari, come l’accusa rivolta dagli Usa all’Iran di aver bombardato una petroliera giapponese. 

Facebook / Un account iraniano

Nel caso Iraniano, sono 93 gli account Facebook rimossi, 17 le pagine e 4 gli account Instagram. Non tutta l’attività iraniana però era concentrata negli Stati Uniti: alcuni account si rivolgevano alle zone francofone del nord africa, ma anche a paesi nell’America latina come il Venezuela, il Brasile, l’Argentina, il Peru, l’Ecuador e il Messico.

Le modalità sono simili a quelle adoperate dall’agenzia russa, anche se gli argomenti sono diversi. In questo caso gli account puntavano a condizionare il dibattito su una serie di argomenti che riguardano direttamente la politica estera iraniana, come il conflitto con l’Arabia saudita, la Guerra in Yemen o i rapporti con gli Stati Uniti. 

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