Donald Trump, l’analisi su 11 mila tweet del presidente Usa: così il suo account fa da trampolino per i complottisti

Sul suo profilo ha pubblicato contenuti provenienti da più di 200 account non verificati, molti di questi sono stati poi oscurati da Twitter

L’abitudine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritwittare contenuti, noncurante della loro provenienza, l’ha portato a diventare un vero catalizzatore di teorie del complotto e bufale. Lo ha rivelato una recente indagine del New York Times, che ha analizzato gli 11.000 e più tweet di Donald Trump e i 47 account che segue e ritwitta.

Un esempio è quello dell’hashtag #FakeWhistleBlower (la finta talpa), volto a screditare chi aveva denunciato la pressione esercitata da Trump sul presidente ucraino per trovare del marcio sul figlio di Joe Biden. L’hashtag apparteneva all circolo di QAnon, teoria del complotto che si basa sulla convinzione che esista una congiura di pedofili satanisti che controlla l’amministrazione americana con l’intenzione di far fuori Trump.

Questo hashtag si era diffuso in modo limitato, fino a quando non l’ha ritwittato Trump. Da quel momento l’hashtag è passato al lato mainstream dei social, arrivando a essere usato più di 1.200 volte all’ora.

In un altro esempio, il quotidiano statunitense illustra come Trump abbia aiutato un altro aderente alla teoria di QAnon (che l’FBI ha definito quest’anno una minaccia) a guadagnare migliaia di follower dopo aver ritwittato un suo post nel maggio 2019. L’account, VB National, è autore di una bufala sul fatto che alcuni Democratici venerino il diavolo e traffichino bambini.

Trump ha pubblicato contenuti proveniente da più di 200 account non verificati di cui almeno 145 «hanno promosso contenuto complottista o estremista». Più di una ventina di questi account nel frattempo sono stati oscurati da Twitter, perché considerati neonazisti o promotori della convinzione che stia avvenendo un «genocidio della razza bianca». Trump sembra quindi dare credibilità a sostenitori della supremazia bianca, islamofobi e razzisti fin dai tempi delle bufale sul certificato di nascita di Barack Obama.

Molti di questi account arrivano sul feed del presidente grazie ai retweet delle 47 persone che segue: membri della sua famiglia, come Donald Trump Jr e personalità di Fox News. Ma anche tramite le menzioni di account russi, che hanno taggato il presidente più di 30.000 volte nei loro tweet.

Trump ha addirittura ritwittato uno dei loro post che recitava: «Ti amiamo Presidente!», regalandogli una pioggia di follower. Il report del quotidiano americano mette in luce come decine di account falsi legati ai servizi segreti russi, cinesi o iraniani abbiano usato Twitter come arma per attirare l’attenzione del Presidente sui loro contenuti fuorvianti.

Clint Watts, ex agente dell’FBI e esperto di sicurezza informatica che si occupa di propaganda sui social network, ha affermato che il tempo che Trump passa su Twitter «dà a chiunque una fantastica opportunità di raggirarlo», e ha aggiunto: «Chiunque può influenzarlo, dal divano di casa».

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