Cascina esplosa ad Alessandria, i sospetti del proprietario: «Nessun problema con mio figlio. Ai carabinieri ho fatto dei nomi»

L’uomo, ascoltato dagli inquirenti, ha detto di aver «chiarito una serie di situazioni». Tutte le piste di indagine però restano ancora aperte

Il proprietario della cascina esplosa lunedì scorso in provincia di Alessandria, Giovanni Vincenti, respinge con ogni forza l’ipotesi che dietro quel tragico incidente, in cui sono morti tre Vigili del Fuoco, possano esserci dissidi famigliari.

Secndo Vincenti, anzi, quella teoria è «la cattiveria più grossa che potevano dire, io – ha aggiunto – non ho problemi con mio figlio assolutamente». La pista era stata sollevata da fonti inquirenti come ipotesi di lavoro, affiancata a quella legata a un possibile risarcimento dell’assicurazione.

Vincenti però nega tutto e spiega cosa ha potuto alimentare i sospetti sulla sua famiglia: «Andiamo d’amore e d’accordo, ci sono alti e bassi – ha detto l’Ansa – lui se n’è andato via di casa perché la fidanzata voleva andare a Torino, io non l’ho presa benissimo, siamo stati 3-4 mesi a litigare, poi è finita».

Il proprietario della cascina è stato tra i primi a essere ascoltato dai carabinieri, a loro ha detto di aver «chiarito una serie di situazioni». L’Adnkronos riporta che l’uomo avrebbe anche «fatto qualche nome» agli inquirenti, sollevando i suoi sospetti sui possibili autori del gesto. «Sono riuscito a dare un filo logico a tante situazioni che si sono verificate da quando eravamo lì a Quargnento e sono venute fuori molte ipotesi».

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