Dall’Iran alla Bolivia, più potere d’acquisto e democrazia: le proteste nel mondo spiegate in 5 minuti

di OPEN

L’aumento del prezzo del carburante è alla base delle proteste sia a Tehran che a Parigi. In Bolivia invece le proteste sono nate inizialmente in nome della democrazia, come a Hong Kong

C’è chi è accusato di “abusare” della democrazia, falsando il processo elettorale. Chi invece “abusa” della pazienza e della resilienza del popolo, imponendo delle misure economiche che rendono molto – troppo – faticosa la vita di tutti i giorni. Così nascono nuove proteste anti-governative nel mondo, dalla Bolivia all’Iran, che si sommano a quelle che invece vanno avanti da mesi, come a Hong Kong, o da più di un anno, come i Gilet Gialli francesi.

Iran, proteste contro il rincaro della benzina

Come in Francia con i Gilet Gialli, l’annuncio di un aumento programmato nei prezzi della benzina – di almeno 50% – ha fatto scoppiare proteste in tutto il paese in cui almeno una persone è stata uccisa ed altre ferite. A differenza della Francia però, l’Iran – in difficoltà economiche dopo l’imposizione delle recenti sanzioni americane – non sembra aver intenzione di rinunciare alla nuova “tassa”.

In un discorso riferito dalla tv di Stato, la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha dato il suo appoggio alla decisione governativa di razionare e aumentare i prezzi della benzina, accusando quelli che ha definito dei «banditi» di avere provocato gli incidenti avvenuti durante le proteste di piazza degli ultimi due giorni contro i rincari.

La polizia iraniana nel frattempo ha lanciato oggi un monito a coloro che «creano insicurezza e disordine». Ci sarebbe anche un morto tra le forze dell’ordine. Il generale Ali Akbar Javidan, capo della polizia della provincia, ha detto che l’agente è stato ucciso quando «uomini armati» hanno attaccato una stazione di polizia.

Nel frattempo, il regime di Tehran ha limitato l’utilizzo di internet nel paese: è quasi impossibile accedere ai servizi email, a Instagram a Whatsapp mentre non funzionano i sistemi anti-filtro normalmente usati dagli iraniani per accedere a siti e social media vietati, tra cui Facebook e Twitter.

Bolivia, Morales chiede di tornare dal Messico

Le proteste sono scoppiate quando improvvisamente è stato interrotto il conteggio dei voti nelle elezioni del 20 ottobre. Quando è ripreso, il presidente uscente Evo Morales era in testa con una percentuale di voti che gli avrebbe permesso di tornare al potere per la quarta volta. Dopo aver annunciato la vittoria, Morales è stato costretto a ritirarsi a causa delle proteste per poi fuggire dalla Bolivia in Messico.

Da lì continua comunque la sua battaglia contro il nuovo esecutivo: un’intervista ad Al Jazeera Morales ha detto di voler tornare nel Paese per completare il mandato. Ma gli scontri nel Paese stanno assumendo la forma di una guerra civile. Venerdì 15 novembre almeno nove persone sono state uccise dalle forze di sicurezza nella cittadina di Sacaba, nei dintorni di Cochabamba.

Hong Kong, catapulte e frecce contro gli agenti

A Hong Kong le manifestazioni anti-governative e anti-Pechino si sono fatte nuovamente violente, dopo una breve tregua. Mentre le forze dell’ordine cercano di smantellare le basi universitarie delle proteste, tra le roccaforti del movimento, nel Politecnico sulla penisola di Kowloon gli studenti hanno scagliato frecce contro gli agenti, una delle quali si è conficcata nel polpaccio di un agente. Le frecce sono state accompagnate dal lancio di molotov tramite l’uso di catapulte costruite dagli studenti.

Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e idranti caricati con liquido chimico blu. Le manifestazioni, iniziate a marzo 2019 per protestare contro una legge che prevedeva l’estradizione dei criminali in Cina, sono continuate nonostante il ritiro della proposta legislativa, riprendendo alcune richieste del movimento degli ombrelli del 2014 (come il suffragio universale) e rivendicando l’autonomia di Hong Kong rispetto alla Cina.

In Europa due anniversari infiammano Parigi e Praga

È stato un sabato di scontri anche in Francia, alla vigilia del primo anniversario dall’inizio della protesta del movimento dei Gilet Gialli nato nel 2018 per protestare principalmente contro l’aumento delle tasse sui carburanti in Francia, poi accantonato dal Governo, diventato in seguito movimento di protesta contro le disuguaglianze. Al termine della giornata 100 persone sono state fermate a Parigi, 17 a Tolosa, 8 a Bordeaux. La capitale è stata nuovamente teatro degli scontri più forti. I manifestanti – in gran parte con il volto coperto – hanno innalzato barricate e dato fuoco a moto, auto e cassonetti dell’immondizia.

Un altro anniversario è stato occasione di manifestazioni anti-governative in Repubblica Ceca e in Slovacchia: si parla del trentesimo anniversario della Rivoluzione di Velluto che segnò il crollo del regime del partito unico comunista in Cecoslovacchia. Oggi l’anniversario è diventato però la premessa per nuove proteste contro il premier Andrej Babiš e il presidente Miloš Zeman. Almeno 20 mila persone hanno risposto all’invito del comitato di studenti e cittadini “Un milione di attimi per la democrazia”, di scendere in piazza per chiedere le dimissioni di Babis, accusato di usare i fondi europei per fini privati.

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