Iran dittatoriale: blocco totale di Internet per ostacolare le proteste, i fact-checkers resistono

Per ostacolare le proteste, nate a seguito dell’aumento dei prezzi della benzina, l’Iran ha “chiuso Internet”. Qualcuno resiste

L’osservatorio NetBlocks sta monitorando costantemente l’accesso alla Rete da parte dei cittadini iraniani, certificando dal 15 novembre a oggi, 20 novembre, il blocco della connettività deciso dal governo iraniano per ostacolare le proteste. Siamo arrivati a oltre 75 ore di shutdown.

L’ultimo aggiornamento di NetBlocks sulla situazione iraniana.

Le proteste sono nate in seguito all’aumento dei prezzi del carburante, portando in strada migliaia di cittadini iraniani e mettendo in allarme il governo di Teheran. Secondo Amnesty International 106 manifestanti in 21 città diverse avrebbero perso la vita.

Il tweet di Amnesty International del 19 novembre con il numero dei manifestanti morti in questi giorni.

Una situazione surreale, la rete come mezzo di informazione e di organizzazione è stata letteralmente tranciata di netto per questioni politiche.

Il monitor di NetBlocks con il dato delle 75 ore di shutdown in data 19 novembre 2019.

Nella mappa fornita dal Rapporto sulla trasparenza di Google possiamo renderci conto della gravità della situazione:

In rosso le zone in cui Google non registra visite ai suoi servizi. La Cina “non fa testo” avendo “bannato” Google.

In una situazione del genere è soprattutto difficile informare e in questo caso i fact-checkers di Factnameh.com cercano di continuare il loro lavoro attraverso la connessione satellitare, anche se con enormi difficoltà soprattutto perché gli stessi cittadini iraniani (a parte quei pochi muniti di tecnologie adeguate) a oggi non possono leggere ciò che verificano.

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