La brutta storia della casa da tre soldi alla ex ministra Trenta, e le domande che ci facciamo

di OPEN

Storia finita? No. Quanti sono gli appartamenti simili in dotazione alle nostre forze armate, e a chi vengono concessi, e con quale canone? E quanti altri appartamenti sono in dotazione o nella disponibilità di altri corpi o istanze dello Stato?

Quindi l’ex ministra della difesa Elisabetta Trenta e il marito, maggiore Passarelli, aiutante di campo del generale Falsaperla, lasceranno l’ormai famosa residenza nel quartiere San Giovanni di Roma dopo le polemiche, e la riprovazione generale, seguite alle rivelazioni di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della sera.

La coppia è proprietaria di una casa nel quartiere più periferico del Pigneto, ma quando la Trenta fu nominata alla guida della difesa ottenne, anche per ragioni di sicurezza, di spostarsi nella nuova residenza, scelta tra quelle in dotazione all’esercito.

Quando il marito fu nominato a sua volta a fianco del segretario generale della Difesa, il contratto fu intestato a lui, visto che la moglie col ministero aveva perso anche quel diritto, che il maggiore aveva invece contemporaneamente acquisito.

Almeno è quello che la Trenta ha sostenuto, insieme all’argomento (che non le è certo stato di aiuto) di aver ormai bisogno di quello spazio più prestigioso per continuare a coltivare la vita di relazioni aperta dall’esperienza al governo.

A tutti è parso un privilegio ingiustificato, e qualcosa di peggio ai 5 Stelle, che l’avevano voluta e che hanno conquistato milioni di voti proprio nelle denunce anti-casta. A peggiorare ulteriormente la situazione l’ultima autodifesa della Trenta si imperniava sul fatto che l’appartamento non era certo regalato, ma costava 540 euro di affitto. Su questa affermazione è crollata ogni possibilità di sostegno: con quel canone mensile a Roma non si trova neanche un monocamera in periferia. Così la coppia si è dovuta rassegnare a annunciare il trasloco.

Storia finita? No: questa mattina l’implacabile Sarzanini ha rivelato che quella cifra di 540 euro al mese era oltretutto molto esagerata per eccesso. In realtà l’affitto mensile è solo di 141,76 euro, a cui vanno sommati però 173,19 euro al mese per l’usufrutto del mobilio. Già, perché l’appartamento di San Giovanni da 180 metri quadri è completamente ammobiliato, e agli inquilini Trenta-Passarelli è costato 315 euro al mese…

Una cifra ridicola, per una storia non piacevole, che però fa nascere altre domande: quanti sono gli appartamenti simili in dotazione alle nostre forze armate, e a chi vengono concessi, e con quale canone? E quanti altri appartamenti sono in dotazione o nella disponibilità di altri corpi o istanze dello Stato? E a quanto ammonta il valore di tutti questi beni immobiliari?

Nel paese titolare del terzo debito pubblico mondiale sarebbe interessante saperlo, perché la lotta alla casta è sempre edificante, ma quella del risanamento economico è assai più importante.

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