Usa 2020, Bloomberg presenta la candidatura, sempre più vicina la sfida alla Casa Bianca contro Trump

Il miliardario vuole tornare in campo. La campagna di Biden è «debole» e Warren e Sanders non possono vincere perché «troppo a sinistra»

L’ex sindaco di New York Michael Bloomberg ha depositato la sua candidatura formale per le primarie del Partito Democratico, per partecipare alla corsa della presidenza degli Stati Uniti. Il miliardario ha presentato i documenti alla Fec (Commissione Federale per le Elezioni) ma il suo staff fa sapere che «la decisione finale non è ancora stata presa», nonostante si tratti di un «ulteriore passo verso la corsa» alla Casa Bianca.


Bloomberg sarà nella lista dei candidati il 3 marzo alle primarie dem negli Stati del Sud di Alabama, Arkansas e Texas. Anche il Tennesee potrebbe essere tra le scelte del miliardario, che esclude di candidarsi nel New Hampshire, Carolina del Sud, Iowa e Nevada. La notizia, data in anteprima il 9 novembre dal New York Times, è stata ufficialmente confermata.

Il settantasettenne è il co-fondatore e proprietario della Bloomberg LP, gigante dei servizi finanziari, software e media. Il capitale che ha a disposizione gli permetterà di investire generosamente nella sua campagna elettorale: ha già annunciato che intende spendere 100 milioni di dollari in promozione digitale e tra i 15 e 20 milioni di dollari a sostegno della registrazione dei votanti.

A spingere Bloomberg a scendere di nuovo in campo sarebbe stata la difficoltà rimproverata a Joe Biden nella sua campagna elettorale, che il miliardario considera «debole». Tra i candidati più in vista per le primarie, l’ex vice di Barack Obama è quello più «centrista» e considerato «vicino all’establishment», e il miliardario si colloca nella stessa area. Per lui Bernie Sanders ed Elizabeth Warren non possono vincere perché «troppo a sinistra».

Nonostante la sua prima candidatura sia avvenuta con il partito Repubblicano, su armi, ambiente, immigrazione e diritti civili, l’ex sindaco ha un atteggiamento progressista. Durante la convention democratica del 2016, Bloomberg definì Trump «un pericoloso demagogo» rivendicando di aver anche lui costruito un impero ma da nulla e «non con il primo milione regalo di papà».

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