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Pd-M5s: questo contratto di governo non s’ha da fare

26 Novembre 2019 - 07:21 Francesca Martelli
(S-D) Il ministro della salute Roberto Speranza, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio all'Auditorium San Domenico in occasione della chiusura della campagna elettorale delle elezioni regionali, Narni, 25 ottobre 2019. ANSA/MATTEO CROCCHIONI
Beppe Grillo è tornato in prima linea: ma la proposta di un contratto di governo a gennaio è rischiosa per entrambi i partiti
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In principio fu “il contratto per il governo del cambiamento” firmato da Lega e M5s, dopo mesi di trattative e innumerevoli riunioni. Poi arrivò il “programma di governo” condiviso da Pd, M5s e Leu. Scritto in gran fretta dopo incontri quotidiani a Palazzo Chigi soprattutto tra il duo Patuanelli-D’Uva e Franceschini-Orlando. Ora Beppe Grillo è tornato in prima linea nel Movimento 5 Stelle e ha rilanciato l’alleanza con i Dem e proposto un contratto di governo a gennaio.

La proposta è stata accolta con freddezza da entrambi i partiti: i pentastellati, ancora “scottati” da quello siglato con il Carroccio, non sono certi di avere abbastanza forza per imporre al Pd nuovi temi “cari” al M5s. E il recente scontro sul Mes (il fondo Salva Stati) e sul rapporto con le istituzioni europee ne è la prova.

Il capo-delegazione Dem nel governo, Dario Franceschini, ha respinto l’ipotesi di un «contratto garantito da un notaio perché non servono firme, ma un’intesa politica». L’anima che il governo Conte 2 deve ancora trovare (copyright di Nicola Zingaretti) non può passare da un contratto. E anche uno dei primi estimatori dei 5 Stelle come il ministro Francesco Boccia è contrario al contratto.

Al massimo ci sarà un aggiornamento del programma di governo, e in questo caso dovrà essere interpellata anche Italia Viva. Le differenze più insidiose tra 5 Stelle e Dem sono quelle economiche, come sanno bene gli esponenti del partito di Matteo Renzi.

Un assaggio si avrà in fase di discussione e approvazione della manovra 2020, che riprende oggi l’iter in commissione Bilancio al Senato. Ma a gennaio, con le Regionali alle porte, l’aggiornamento del programma di governo non sarà la priorità dei protagonisti dell’esecutivo.

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