Pd-M5s: questo contratto di governo non s’ha da fare

Beppe Grillo è tornato in prima linea: ma la proposta di un contratto di governo a gennaio è rischiosa per entrambi i partiti

In principio fu “il contratto per il governo del cambiamento” firmato da Lega e M5s, dopo mesi di trattative e innumerevoli riunioni. Poi arrivò il “programma di governo” condiviso da Pd, M5s e Leu. Scritto in gran fretta dopo incontri quotidiani a Palazzo Chigi soprattutto tra il duo Patuanelli-D’Uva e Franceschini-Orlando. Ora Beppe Grillo è tornato in prima linea nel Movimento 5 Stelle e ha rilanciato l’alleanza con i Dem e proposto un contratto di governo a gennaio.


La proposta è stata accolta con freddezza da entrambi i partiti: i pentastellati, ancora “scottati” da quello siglato con il Carroccio, non sono certi di avere abbastanza forza per imporre al Pd nuovi temi “cari” al M5s. E il recente scontro sul Mes (il fondo Salva Stati) e sul rapporto con le istituzioni europee ne è la prova.

Il capo-delegazione Dem nel governo, Dario Franceschini, ha respinto l’ipotesi di un «contratto garantito da un notaio perché non servono firme, ma un’intesa politica». L’anima che il governo Conte 2 deve ancora trovare (copyright di Nicola Zingaretti) non può passare da un contratto. E anche uno dei primi estimatori dei 5 Stelle come il ministro Francesco Boccia è contrario al contratto.

Al massimo ci sarà un aggiornamento del programma di governo, e in questo caso dovrà essere interpellata anche Italia Viva. Le differenze più insidiose tra 5 Stelle e Dem sono quelle economiche, come sanno bene gli esponenti del partito di Matteo Renzi.

Un assaggio si avrà in fase di discussione e approvazione della manovra 2020, che riprende oggi l’iter in commissione Bilancio al Senato. Ma a gennaio, con le Regionali alle porte, l’aggiornamento del programma di governo non sarà la priorità dei protagonisti dell’esecutivo.

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