Omicidio Sacchi, di chi erano i 70mila euro nello zaino di Anastasia? Si cerca un “finanziatore”

Per gli inquirenti, una terza persona potrebbe aver fornito a Princi e Anastasia la somma utile all’acquisto di 15 chili di droga. I due, secondo i giudici, «dimostrano di essere pienamente inseriti nel circuito della compravendita di stupefacenti»

Nello zainetto rosa di Anastasia c’erano 70mila euro, legati in due mazzette. E attorno a questi 70mila euro girano tutti i protagonisti del delitto Sacchi, essendo la grossa somma il movente dell’omicidio conseguente al tentativo di rapina.

Gli inquirenti sono convinti dell’esistenza di un altro attore ancora, un “finanziatore”, una terza persona che avrebbe fornito a Giovanni Princi e Anstasia Kylemnyk – le due persone che hanno avuto un ruolo di primo piano nella trattativa – i soldi per acquistare 15 chili di droga.

I magistrati ritengono l’esistenza di un finanziatore una circostanza realistica più che una possibilità. Difficile, dunque, che i ragazzi siano riusciti a racimolare tanti soldi da soli.

Non a caso, il passaggio è menzionato proprio nella richiesta delle cinque misure cautelari eseguite ieri dai carabinieri: «Da dove venisse, poi, il denaro, se raccolto dai giovani o proveniente da un finanziatore che li aveva assoldati (come più probabile), non si può affermare con certezza».

I pm hanno nuovamente sottolineato il clima di omertà e le omissioni che ancora pesano sul delitto avvenuto davanti al pub John Cabot, nel quartiere Colli Albani di Roma. A partire dalla mancata collaborazione di Anastasia. «È sorprendente – ha commentato il gip – la sua chiusura ad ogni collaborazione con gli organi investigativi».

«Ha agito con freddezza e professionalità – ha scritto il giudice a proposito di Anastasia – nella gestione della trattativa dell’incarico affidatole di detenzione del denaro e di partecipazione alla delicata fase dello scambio: ha avuto ruolo centrale». Lei e Princi, concludono gli inquirenti, «dimostrano dunque, seppur con gradi diversi, di essere pienamente inseriti nel circuito della compravendita di stupefacenti».

Princi nello specifico – arrestato e ora in carcere – «non è alla prima esperienza, è inserito stabilmente in contesti criminali. È definibile cliente degli spacciatori indagati, preserva le sue relazioni criminali non offrendo alcun contributo alle indagini benché l’ucciso fosse un suo amico dai tempi del liceo».

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