Corinaldo, un anno dopo. La mamma-soccorritrice che aiutò i ragazzi: «Vivo con il rimorso di non averli salvati tutti» – L’intervista

Orietta Mencaroni e Riccardo Cardinali avevano accompagnato loro figlio Nicholas nella discoteca Lanterna Azzurra la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018. Sono stati loro i primi a prestare aiuto ai ragazzi in attesa dell’arrivo del soccorritori

Asia Nasoni, 14 anni. Emma Fabini, 14 anni. Benedetta Vitali, 15 anni. Mattia Orlandi, 15 anni. Daniele Pongetti, 16 anni. Questi ragazzi non ci sono più, morti un anno fa nella strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, in provincia di Ancona. Insieme a loro ha perso la vita anche Eleonora Girolimini di 39 anni. Eleonora aveva accompagnato sua figlia Gemma al dj set di Sfera Ebbasta, previsto per quella sera. Ma prima dell’arrivo del rapper, la tragedia.

Una banda di ragazzi aveva spruzzato all’interno del locale spray al peperoncino probabilmente per portare a termine un furto, provocando la fuga in massa dei presenti. La balaustra dell’uscita di sicurezza aveva ceduto e sei persone erano morte sotto al peso degli altri.

La banda – composta da sette ragazzi tra i 19 e i 22 anni (sei sono stati arrestati lo scorso agosto e per loro il gip ha disposto il giudizio immediato, il settimo è morto in un incidente stradale lo scorso aprile) – avrebbe agito secondo un copione già scritto, messo in atto tante volte prima della strage e anche dopo: spruzzare lo spray urticante in locali affollati per rubare oro e oggetti ai clienti.

Fermo immagine di un video diffuso da SkyTg24 sulla tragedia di Corinaldo

Ma le indagini si stanno concentrando anche sulla sicurezza della discoteca Lanterna Azzurra: quella sera sarebbero stati venduti molti biglietti in più rispetto alla capienza del locale. Secondo la procura, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 in discoteca erano presenti circa 1200 persone, ma il locale poteva ospitarne massimo 871. In più quella sera una sala era chiusa, dunque la reale capienza era in realtà di sole 459 persone.

A questo si aggiunge poi una scarsa illuminazione e lo stato del club. Secondo i pm, che hanno ottenuto il sequestro, il locale non era assicurato e c’erano «gravi carenze della struttura, che lo rendevano inidoneo alla destinazione a locale di pubblico spettacolo». In questo filone d’inchiesta sono 17 gli indagati, tra cui proprietari dell’immobile e gestori.

Sei persone hanno perso la vita quella sera nella calca. Sul posto, per caso, si trovavano anche Orietta Mencaroni e Riccardo Cardinali, una coppia di soccorritori volontari: avevano accompagnato in discoteca loro figlio Nicholas, di 17 anni.

È stato Riccardo a tirare fuori il corpo di Eleonora, a provare a rianimarla mentre suo marito urlava: «Salvala ti prego, ha quattro bambini». «È stato un inferno, la vita di tutta la mia famiglia è cambiata da quella notte. Per noi nulla sarà come prima», racconta Orietta a Open.

Orietta, cosa ci facevate lì quella sera?

«Io e Riccardo siamo soccorritori volontari e quella sera smontavamo da un servizio, avevamo ancora addosso la divisa. Abbiamo accompagnato nostro figlio Nicholas alla Lanterna Azzurra e siccome conoscevamo i gestori, anche qualche buttafuori perché ci capita a volte di prestare servizio nelle discoteche della zona, siamo entrati nel locale. Era pieno di ragazzini accompagnati dai genitori».

Orietta Mencaroni durante un servizio di volontariato

Quante persone c’erano all’interno del locale?

«Noi siamo arrivati verso le 22, il locale ancora non era pieno, ma c’erano tantissimi ragazzini fuori, in fila. Erano così tanti che mi sono preoccupata. Quando ho visto uno dei soci gli ho pure chieso: “Ma dove li metti tutti?” e lui mi ha risposto con una smorfia. Riccardo per rassicurarmi mi ha accompagnato per mostrarmi che c’era anche un’altra sala, ma quando siamo arrivati, era chiusa. Alle 23 il locale era pienissimo, non si riusciva a respirare».

Siete rimasti lì tutta la sera?

«A un certo punto, siccome era pienissimo, mi sono spostata in una stanza adiacente alla sala, una stanza che di solito usa solo il personale, dove possono entrare solo i buttafuori. È lì che mi sono vista arrivare i primi ragazzi intossicati, a un certo punto è entrata una ragazza sporca di sangue con gli occhi sbarrati. Le ho chiesto cosa fosse successo, ma non rispondeva, allora sono uscita e mi sono trovata davanti a una sala vuota. C’era un odore molto forte, mi sono coperta la bocca e sono corsa fuori dove ho visto l’inferno. Davanti ai miei occhi uno scenario di guerra: sentivo urla, gente che chiedeva aiuto, ho visto Riccardo già all’opera intento a recuperare le persone che erano rimaste schiacciate dalla caduta della balaustra. Ho cercato gli adulti, non c’era nessuno. Ho iniziato a soccorrere i feriti. In particolare mi ricordo di un ragazzo disteso a terra, incosciente, attorno a lui gli amici piangevano. Ho iniziato a rianimarlo. Poi sono corsa verso la strada in cerca di aiuto, nel frattempo ho chiamato mio figlio».

I soccorsi durante la notte della tragedia di Corinaldo
ANSA/STRINGER

Dov’era Nicholas?

«Quando sono uscita il mio pensiero è stato Nicholas, ho provato a chiamarlo mentre correvo verso la strada, gli ho mandato un vocale. Il mio cuore era a pezzi, poi è passato un suo amico, ha detto: “Orietta continua, Nicholas sta bene, l’ho visto” e io ho ricominciato a respirare e ho continuato i soccorsi. Poi ho saputo da lui che era uscito da un’altra porta. Si è salvato così».

Come sta Nicholas ora?

«Mio figlio è rimasto traumatizzato, all’inizio faceva fatica a concentrarsi a scuola, faceva fatica a dormire. Ora sta meglio, ma vedo che ci sta ancora male soprattutto in questi giorni a ridosso dell’anniversario. Lui non ne parla volentieri, ma io lo vedo».

E Riccardo?

«La vita di tutta la mia famiglia è cambiata da allora. Per noi nulla sarà più come prima. Riccardo non si è più ripreso. Quella sera quando sono arrivati i soccorsi, noi abbiamo continuato a dare una mano, mi ricordo che erano circa le tre quando ho visto Riccardo seduto con le mani in testa che piangeva. Lui è stato il primo che, con l’aiuto dei ragazzi, ha tirato fuori le vittime. Ha davvero visto l’inferno. E mentre li tirava fuori aveva il terrore di trovare anche me o Nicholas lì sotto. Il nostro più grande rimorso è di non essere riusciti a salvarli tutti».

Uno dei figli di Eleonora Girolimini durante i funerali di Eleonora
ANSA/Cristian Ballarini

Secondo lei, c’è stato un problema di gestione dell’emergenza e di messa in sicurezza del locale?

«Io so solo che c’erano troppe persone, infatti mi sono preoccupata subito. E so anche che quando è successa la tragedia non c’era nessuno degli adulti, quelli della sicurezza erano spariti tutti. C’era solo un buttafuori che ha aiutato il mio compagno. Nei primi istanti c’erano solo loro due e i ragazzi. E la luce era molto scarsa. Poi sono arrivati i soccorritori e sono ricomparsi quelli della sicurezza, ma mi chiedo sempre: “Se fossero arrivati subito, le cose sarebbero andate diversamente?” ».

Come ha reagito quando ha scoperto che a provocare la tragedia sono stati, secondo gli inquirenti, dei ragazzini dall’età più o meno di suo figlio?

«Quelli sono criminali. Sono degli assassini. Hanno causato una tragedia e hanno continuato imperterriti. Non li paragono a mio figlio. Hanno l’età di mio figlio, ma non meritano nulla, devono solo pagare».

Fonte video copertina: Open

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